Per dare la possibilità agli abbonati vecchi e nuovi di avere in un unico fascicolo tutti i numeri dell’anno 2011 per una successiva rilettura e la personale conservazione, viene offerto questo ulteriore servizio, sperando che si realizzi anche per noi la sacra profezia di Isaia: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Libro di Isaia 55,10-11).
Il Signore benedica il nostro sforzo e la nostra buona intenzione di diffondere il messaggio cristiano, confermando nella fede i lettori già provati, aiutando quelli un po’ vacillanti e formando quelli non ancora credenti.
Alcuni brani
ADESSO E NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE
Come la preghiera del Padre Nostro va recitata con riferimenti soprannaturali (Vangelo di Matteo 6,9-13) non solo con significati umani e materiali richieste, così l’Ave Maria (Vangelo di Luca 1,28.42) va pregata non con la mente fissa alla terra ed al corpo che è polvere e polvere tornerà (Libro della Genesi 3,19), bensì con lo spirito levato al cielo, oltre la vita, oltre la terra, là dove Maria Santissima, nostra Madre, vive in corpo ed anima dopo esser vissuta sulla terra con l’anima sempre elevata dal corpo.
Il Padre Nostro è preghiera a Dio ed è lode al Padre. L’Ave Maria è preghiera alla Madre ed è lode al Figlio, perché chi ama Maria ama Gesù. La seconda parte del Padre Nostro è richiesta al Signore per tutti i nostri bisogni di figli, in temporanea sosta sulla terra ma destinati al cielo. La seconda parte dell’Ave Maria è richiesta alla Madre per i nostri bisogni di mortali, ma eterni nello spirito.
Maria, che è Mamma, va invocata come il Padre, perché è la Santa, l’Amata, la Benedetta (Vangelo di Luca 1,42). Non dobbiamo pensare che Ella non abbia misericordia e potere, o che non possa soccorrerci nei combattimenti, nelle pene, nelle necessità e nelle tentazioni della vita. È una grazia pregare la Vergine e aver fiducia nel suo potere di Corredentrice. Pregarla anche nei momenti di pace, per trovare l’aiuto del Signore nei momenti di battaglia.
Stolto è chi dice: «Quando sarà l’ora pregherò». Sappiamo noi se quell’ora potrà diventare una realtà? Sappiamo se il domani potrà divenire l’oggi e se Dio ci darà il tempo per fare la nostra preghiera? Prove e sventure, malattie e morte, vengono spesso come lampo improvviso. La fine di tutto è talora come folgore che scende senza pietà.
È detto che la Misericordia di Dio è infinita, ma è anche scritto: «Non tentare il Signore Dio tuo» (Libro del Deuteronomio 6,16; Vangelo di Matteo 4,7). E, in verità, noi lo tentiamo quando conduciamo una vita tutta umana, senza pensare che ci attende un al di là: un paradiso, un purgatorio o un inferno, perché saremo convocati per esser giudicati secondo le nostre azioni (Libro di Ezechiele 18,30; 33,20; Vangelo di Matteo 16,27).
Nell’Ave Maria è detto: «Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte». La morte è l’ultima prova e merita ogni nostra preparazione per divenire vita nel Signore. Una morte in grazia ci merita ogni perdono, ci dà la vita eterna e annulla con il suo potere le conseguenze di un’esistenza colpevole. La morte può far paura, perché non ci sentiamo pronti e sappiamo di essere giudicati con verità e giustizia. Facciamo dunque bene ad invocare sin da ora e per quell’ora la Madre nostra. Ma dobbiamo anche saper pregare non per la sola paura di quel momento, ma per le tante altre ore in cui potremmo morire spiritualmente (Libro dell’Apocalisse 2,11.20; 6.14). Il vero e più terribile decesso, infatti, è quello dello spirito che noi spesso uccidiamo, se non per diretta volontà, certo per indifferenza verso la parte più eletta di noi stessi che è l’anima (Libro dell’Apocalisse 2,11; 20,6; 21,8).
Nel Padre Nostro, Gesù ci ha insegnato a dire: «Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male» (Vangelo di Matteo 6,13). Nell’Ave Maria diciamo: «Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte». «Adesso»! Pregare adesso, non più tardi o domani. Pregare in questo presente che dura un attimo di eternità. Pregare in questa vita terrena insidiata dalle malattie, dagli incidenti, dallo scorrere del tempo che ci porta alla fine del nostro vivere e ci immette nell’eternità. E pregare «nell’ora della nostra morte», cioè nell’ora che ferma il nostro cuore e immobilizza il corpo, e nell’ora sempre incombente che uccide l’anima.
Dobbiamo pensare a questa vera, eterna morte quando invochiamo Maria Santissima. Dalla morte del corpo, infatti, risorgiamo se siamo morti in Cristo. Ma dalla morte dell’anima non risorgeremo mai più (Vangelo di Matteo 10,28; Libro dell’Apocalisse 20,14-15). Dobbiamo pregare che il nemico infernale, il serpente antico, il leone ruggente che sempre si aggira intorno per divorare (Prima Lettera di Pietro 5,8), non possa impossessarsi di noi come di una preda sicura, quando pur essendo vivi siamo già dei morti nello spirito.
Maria è la Vincitrice di Satana e basta il bagliore del suo sorriso per mettere in fuga il Tentatore. Contro le sue insidie, contro le debolezze e gli appetiti della carne, sempre desta nelle creature, chiamiamo Maria: colei che schiaccia il Serpente (Libro della Genesi 3,15). Se la invochiamo per un sonno che avrà immediato risveglio, perché non la dovremmo invocare per questo atroce sonno che dà la vera morte e che è quello dello spirito abbattuto? «sonno» che, se non è vinto, ci mette in braccio a Satana?
Quando il peccato si aggira intorno al nostro spirito sorgano a difesa le invocazioni fatte con fiducia a Maria. Ogni volta che l’ora della morte spirituale incombe su noi la Madre universale prega per tutti i suoi poveri figli, soprattutto per lo spirito, quello spirito che ci fu dato da Dio, il quale creò la Vergine e la destinò ad essere la vera Figlia del Padre, la dolce Sposa dello Spirito Santo e la perfetta Madre del Figlio, per fare di noi, figli, veri discepoli del Signore, eredi del suo regno.
Insieme al sangue del Redentore, sparso per noi, sta anche quello puro e santo del cuore immacolato di Maria che fu nutrimento al sangue di Gesù, il Dio fattosi carne per essere Maestro e Redentore e così lavarci da ogni maledizione di peccato. E insieme alle lacrime di Gesù c’è anche il pianto di Maria, nostra Madre, altro lavacro di corredenzione. Per questa sua natura di Madre del Salvatore, Ella ha potere di salvezza. Invochiamola con fede vera e Lei ci salverà «adesso e nell’ora della nostra morte» (Libro dei Proverbi 8,32-36).
MARIA DI MAGDALA, O MADDALENA
Maria di Magdala era di Betania e si era data all’amore spensierato e carnale, lasciando la famiglia per trasferirsi a Magdala dove c’era più possibilità di contatti e divertimenti con romani, giudei e stranieri. Per questo fu chiamata «Maddalena».
I genitori prima, Lazzaro e Marta poi, soffrivano molto per la loro «bella» impudica. Ma in seguito ella incontrò il Maestro, che predicava presso il lago di Tiberiade. Affascinata dalla sua sapienza, toccata dalle sue parole, soggiogata dalla sua autorità e umiliata dalla sua santità, pian piano il suo cuore cambiò. Forse, all’inizio, tentò anche di corrompere il «Rabbi» per divertimento, per sfregio e provocazione, ma dovette subito ricredersi. Lo sguardo divino del Signore le trapanò il cuore, le fece capire l’inganno di Satana e il pericolo dell’eterna dannazione.
Maria di Magdala era, sì, innamorata di Gesù, ma non in senso carnale. Era affascinata da Lui perché attirava con la sua autorità divina, la sua fama umana, la sua sapienza straordinaria, il suo sorriso incantevole, la sua santità perfetta, il suo viso intelligente, il suo aspetto soave e imponente (Salmo 44,3). Anche se Maria di Magdala, prima della sua conversione, avesse tentato di dimostrargli il suo amore naturale, questo sarebbe subito caduto di fronte al grande amore soprannaturale che poi sentì per Lui e che la portò alle vette della santità.
Alcuni teologi moderni, portati a giudicare e a mettere in dubbio molte cose del passato, anche sicure, tendono ad escludere che Maria di Magdala, la Maddalena e la peccatrice nominate da Luca (Vangelo di Luca 7,36-50) siano la stessa persona. Tale errore è causato dalla eccessiva scienza che spesso ottunde e acceca. Fissandosi troppo sui particolari, essi perdono di vista i valori più importanti, come uno che volendo descrivere un vasto paesaggio si ferma ad analizzare una singola pietra. Ma non ci sono dubbi che Maria di Magdala, sorella di Lazzaro e di Marta, sia la Maddalena e la peccatrice. Anche la Chiesa ha sempre celebrato Maria di Magdala e la Maddalena come la stessa persona.
Il Vangelo parla spesso della sorella di Lazzaro. La descrive in casa di Simone il fariseo, dove lava i piedi del Maestro e li asciuga coi suoi capelli: episodio avvenuto appena dopo la sua conversione (Vangelo di Luca 7,36-50) e che l’evangelista Giovanni annota così: «Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli» (Vangelo di Giovanni 11,2). Ella poi viene descritta in casa del fratello, quando è prostrata ai piedi di Gesù e ascolta incantata la sua parola, mentre la sorella Marta prepara la mensa (Vangelo di Luca 10,38-42). Il Vangelo la ritrae ancora a Betania, dove nell’imminenza della Pasqua unge con olio prezioso i piedi del Signore (Vangelo di Giovanni 12,3-8). Poi la troviamo sul Calvario, sotto la croce, in compagnia di Maria Santissima e delle altre discepole (Vangelo di Matteo 27,55-56; Vangelo di Giovanni 19,25). Infine viene menzionata all’aurora della domenica di Pasqua presso il sepolcro vuoto, dove le appare Gesù Risorto e la chiama amorevolmente: «Maria!» (Vangelo di Giovanni 20,16).
Maria Maddalena, la peccatrice dalla quale uscirono sette demoni, che lavò i piedi di Gesù col suo pianto e li asciugò con i suoi capelli, fu la prima grande redenta del Signore e diventò una grande santa. Come sappiamo seguì il Redentore anche sul Calvario, nonostante gli insulti dei giudei; consolò la Madre e rimase presso il sepolcro due notti piangendo e vegliando, finché il Signore le apparve Risorto. Ella, la prima risorta alla Grazia, fu la prima a vedere la Grazia Risorta. La prima, dopo la Mamma.
Infine dopo qualche tempo, come riporta la tradizione, si ritirò nella Francia meridionale dove Lazzaro predicava, in un tugurio, a far penitenza dei suoi peccati, con digiuni, preghiere e mortificazioni.
Molto fu perdonato a Maria, poiché molto amò. Ella, per tutta la vita, si ricordò di queste amorevoli parole del suo Maestro, dette davanti al superbo fariseo: «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato» (Vangelo di Luca 7,47). Sì, Dio tutto perdona a chi molto ama (Prima Lettera di San Pietro 4,8).
predestinati alla gloria
San Paolo, il dottore delle genti, proclama: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28-30). E poi ancora: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo» (Lettera di Paolo agli Efesini 1,3-6.11-12).
Come fa intendere il grande Apostolo, l’uomo è predestinato alla gloria del cielo pur rimanendo libero di agire e di volere: il Signore ci ama: per questo rispetta la nostra libera volontà e la nostra umana libertà. Tutti siamo predestinati alla grazia, tutti indistintamente, poiché Gesù Redentore è morto per il mondo intero. Tutti siamo predestinati alla gloria se rimaniamo fedeli alla legge del bene. Alla fine dei secoli ognuno, che sia vissuto da giusto, avrà il suo premio.
Dio dà a tutti in maniera perfetta e sovrabbondante. Coloro che usano con intelligenza i doni ricevuti conquistano la gloria eterna con la loro buona volontà. Dio sa chi raggiungerà la beatitudine celeste, poiché per Lui non c’è né passato né futuro. Noi, invece, non lo sappiamo, né il Signore in alcun modo lo dice a noi, perché il destino è nelle mani di chi se lo procura.
Il Signore gioisce nel sapere che una sua creatura giungerà volontariamente alla gloria; mentre, al contrario, soffre nel sapere che un’altra creatura giungerà alla dannazione. Ma in alcun modo interviene a forzare il libero arbitrio di coloro che ha creato a sua immagine e somiglianza. Come dice la Scrittura, sono loro stessi meritevoli di premio o di castigo: «Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità» (Libro di Ezechiele 18,20).
Dio, che è onnisciente, da sempre sa e conosce tutto. Ma il suo eterno sapere dipende dal nostro personale volere. Infatti, non è il sapere di Dio che influenza il volere dell’uomo, bensì, al contrario, è il volere dell’uomo che influenza il sapere di Dio. L’uomo è talmente libero e potente da poter formare la conoscenza di Dio attraverso le sue libere scelte. Il destino dunque dipende da noi. Non è forse una grande dignità umana e una grande concessione divina il poter decidere liberamente il proprio destino, nonostante il Signore lo conosca in anticipo?
Dio tanto più si effonde all’uomo, quanto più l’uomo ama Dio in spirito e verità, ossia lo ama non a parole ma a fatti. Più l’uomo vive da giusto, più il Signore si comunica e si manifesta a lui, aiutandolo a seguire la via del bene: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Vangelo di Giovanni 14,21.23). Ma l’uomo è e rimane libero nel suo volere e nelle sue scelte. Infatti, che merito avremmo a fare il bene se fossimo costretti a non fare il male?
Dio conosce dal principio coloro che saranno gli eterni abitanti del paradiso, ma l’uomo, di sua libera volontà, deve voler raggiungerlo facendo buon uso degli aiuti soprannaturali che l’eterno Padre dà ad ogni sua creatura: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Lettera di Paolo ai Romani 8,28). E nessuno può dire di essere veramente giunto alla salvezza finché è sulla terra, se non quando la sua prova è finita. Nessuno è certo di aver meritato la gloria, se non quando il suo tempo è terminato e inizia l’eternità. Perciò cerchiamo, ora che ne abbiamo la possibilità, di essere «santi e immacolati», predestinandoci alla gloria dopo esser stati predestinati alla grazia.