Il Santo Rosario

 

La preghiera che salva

 

 

 

 

 

 

"Il Rosario costituisce la più eccellente forma di preghiera privata e il mezzo più efficace per conseguire la vita eterna" (papa Leone XIII).

Più volte raccomandato dalla Madonna ai santi e nelle numerose apparizioni, è fondato sull'immensa devozione che la Chiesa rivolge alla sua dilettissima Madre, fonte di ogni sapienza e modello di ogni virtù. Questa devozione benedetta e molto antica, che la Chiesa ha sempre fatto propria, si accorda mirabilmente con la sacra liturgia, perché ha un'indole comunitaria, si nutre della Scrittura e gravita intorno al mistero di Cristo, rendendo familiari alla mente e al cuore dei fedeli le verità della fede (Paolo VI). Giovanni Paolo II così confidava: "Il Rosario è la mia preghiera prediletta, preghiera meravigliosa nella sua semplicità e profondità. Fate del Rosario la dolce catena che vi lega a Dio per mezzo di Maria".

Il termine "Rosario" deriva da "Corona di rose". Ogni volta che recitiamo un'Ave Maria, infatti, è come se donassimo alla Madonna una rosa. Come la rosa è la regina dei fiori, così il Rosario è la più bella e la più semplice delle devozioni che onorano la Madre nostra. È per questo che in tutte le sue apparizioni la Vergine esorta con dolcezza a recitare la sua "corona": "Sono la Madonna del Rosario. Pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all'Inferno non avendo nessuno che preghi e faccia sacrifici per loro. Recitate il Rosario ogni giorno per consolare il mio Cuore, circondato dalle spine dei peccati degli uomini ingrati e bestemmiatori" (La Madonna a Fatima, 1917). E San Pio da Pietrelcina disse: "Questo è il mio testamento: amate e fate amare la Madonna. Recitate e fate recitare il Rosario".

L'Ave Maria, che è la più bella preghiera della Chiesa rivolta alla Madonna, ha la sua origine nelle parole dell'Angelo e di Elisabetta contenute nel Vangelo: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te... Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!" (Vangelo di Luca 1,28.42). Essa riassume nel modo più conciso tutta la teologia cristiana sulla Vergine Madre: "Sappi che nessuno può onorarmi con un saluto più gradito di quello che l'adorabile Trinità mi rivolse per mezzo dell'Angelo e con il quale mi elevò alla dignità di Madre di Dio" (a Santa Matilde 1241-1298). Disse San Luigi Maria Grignion da Montfort: 1673-1716: "Il Rosario è uno dei più grandi segreti venuti dal cielo per irrorare i cuori con la rugiada celeste e per far fruttificare la parola di Dio".

Nella forma in cui è recitato attualmente, il Santo Rosario fu ispirato dalla Vergine Maria a San Domenico di Guzman (1170-1221) fondatore dell'Ordine dei Predicatori, per risvegliare nei cuori la devozione e l'amore a Gesù Cristo. La recita delle cinquanta Ave Maria è un omaggio che la Madonna gradisce immensamente, soprattutto quando vi uniamo la meditazione della vita, della passione e della gloria del suo Figlio nel quale troviamo la salvezza.

La vera devozione alla Madonna consiste nella stima dei suoi meriti, nella confidenza della sua bontà, nello zelo per la sua gloria, nell'attrazione del suo amore, nell'imitazione delle sue virtù (San Luigi Maria Grignion da Montfort). Non si tratta di un sentimentalismo sterile e passeggero o di una superficiale credulità, bensì di una fede autentica, di una speranza sicura e di un amore sincero verso Colei che è la Porta del cielo e il Rifugio dei peccatori (Concilio Vaticano II, La Chiesa 67). Tutte le generazioni la chiamano "beata", perché grandi cose ha fatto in Lei l'Onnipotente" (Vangelo di Luca 1,48-49).

La Beata Vergine è venerata col titolo di "Madre di Dio", poiché Madre di Gesù. Anche la Madonna è creatura come noi, creatura del suo Creatore, perciò il culto verso Maria differisce dal culto di adorazione che viene offerto al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Onorando la Madre si onora anche il Figlio e si osservano i suoi comandamenti (Concilio Vaticano II, La Chiesa 66-67).

Disse Giovanni Paolo II: "L'autentica devozione mariana costituisce uno strumento privilegiato per alimentare la comunione d'amore della famiglia. Lei, la Madre di Cristo e della Chiesa, è infatti in maniera speciale anche la Madre delle famiglie cristiane, delle chiese domestiche. Si raccomanda perciò vivamente la recita del santo Rosario in famiglia, ritenuto come una delle più eccellenti ed efficaci preghiere per il bene dell'uomo". Il Cuore Immacolato di Maria è un potente mezzo di salvezza per l'umanità: "Dio desidera stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato per salvare le anime dei poveri peccatori" (La Madonna a Fatima, 1917).

Nei misteri del santo Rosario riviviamo le gioie, i dolori e le glorie di Cristo e della sua Mamma, che diventano le gioie, i dolori e le speranze del mondo intero. Quel Gesù che ogni Ave Maria richiama è il Figlio di Dio, nato in una grotta di Betlemme, presentato al tempio dalla Sacra Famiglia, pieno di zelo per le cose del Padre, Redentore agonizzante nell'orto, flagellato e coronato di spine, carico della croce e morente sul Calvario, risorto da morte e asceso alla gloria del Padre per effondere il dono dello Spirito (Paolo VI).

Gli ultimi cinque grani della corona, vicino alla croce, rappresentano: il Credo, che riassume i misteri della fede cristiana; i tre Atti di fede, di speranza e di carità; il Gloria, inno liturgico di lode e di supplica.

Secondo antica tradizione, queste cinque preghiere costituiscono una efficace preghiera introduttiva alla recita del Rosario.

 

MISTERI GAUDIOSI:  Incarnazione

(lunedì, sabato)

1. L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine

2. La visita di Maria a Santa Elisabetta

3. La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme

4. La presentazione di Gesù al tempio

5. Il ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio

 

MISTERI LUMINOSI:  Testimonianza

(giovedì)

1. Il Battesimo di Gesù al Giordano

2. Le nozze di Cana

3. L'annuncio del regno di Dio e della conversione

4. La Trasfigurazione sul monte Tabor

5. L'Eucarestia

 

MISTERI DOLOROSI:  Passione

(martedì, venerdì)

1. L'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi

2. La flagellazione di Gesù alla colonna

3. L'incoronazione di spine

4. Il viaggio di Gesù al Calvario, carico della croce

5. La morte di Gesù sulla croce

 

MISTERI GLORIOSI:  Risurrezione

(mercoledì, domenica)

1. La risurrezione di Gesù

2. L'ascensione di Gesù al cielo

3. La discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli apostoli

4. L'assunzione di Maria Vergine al cielo

5. L'incoronazione di Maria Vergine e la gloria degli angeli e dei santi

 


Pregare con il Rosario

(da "I Quaderni del 1945-50", 8 maggio 1947, di Maria Valtorta)

 

Dice Maria Ss. di Fatima:

«Ti ho dato la vista intellettiva di ciò che è un Rosario ben detto: pioggia di rose sul mondo. Ad ogni Ave che un'anima amante dice con amore e con fede io lascio cadere una grazia. Dove? Da per tutto: sui giusti a farli più giusti, sui peccatori per ravvederli. Quante! Quante grazie piovono per le Ave del Rosario! Rose bianche, rosse, oro.

Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d'oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!

Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina - e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall'Uomo - Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose porpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d'oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l'inesauribile fonte di tutte le grazie!».

 

 COMMENTO ALL'AVE MARIA

(da "I quaderni del 1943", 3-7 settembre e 8 novembre, di Maria Valtorta)

 

"Ave Maria"

(Vangelo di Luca 1,28)

 

Dice Gesù:

«Beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: "Ave Maria".

Ave: io ti saluto. Il più piccolo al più grande, il bimbo al genitore, l'inferiore al superiore, sono tenuti, nella legge di educazione umana, a dire sovente il saluto rispettoso, doveroso, amoroso, a seconda dei casi. Il fratello mio non deve negare questo atto di amore riverenziale alla Mamma perfetta che abbiamo in Cielo.

Ave Maria. È un saluto che monda le labbra e il cuore perché non si possono dire quelle parole, con riflessione e sentimento, senza sentirsi divenire più buoni! E come avvicinarsi ad una sorgente di luce angelica e ad un'oasi fatta di gigli in fiore.

Ave, la parola dell'angelo che vi è concesso di dire per salutare Quella che salutano con amore le Tre eterne Persone, l'invocazione che salva, abbiatela sempre molto sulle labbra. Ma non come movimento macchinale dal quale l'anima sia esclusa, sibbene come moto dello spirito che si inchina davanti alla regalità di Maria e si tende verso il suo cuore di Madre.

Se voi sapeste dire con vero spirito queste parole, anche solo queste due parole, sareste più buoni, più puri, più caritatevoli. Perché gli occhi del vostro spirito sarebbero allora fissi in Maria e la santità di Lei vi entrerebbe nel cuore attraverso a quella contemplazione. Se le sapeste dire non sareste mai desolati. Perché Ella è la fonte delle grazie e della misericordia. Le porte della misericordia divina si aprono non soltanto sotto la spinta della mano di mia Madre, ma anche al suo semplice sguardo.

Torno a dire: beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: Ave Maria. Ma si pronuncia come si deve. Perché se è vero che Dio non si irride è anche vero che Maria non si inganna.

Ricordatevi sempre che Ella è la Figlia del Padre, la Madre del Figlio, la Sposa dello Spirito Santo, e che la sua fusione con la Trinità è perfetta. Perciò Ella del suo Signore possiede le potenze, le intelligenze, le sapienze. E le possiede con la pienezza assoluta.

Inutile andare da Maria con l'anima sporca di corruzione e di odio. Ella vi è Madre e sa medicare le vostre ferite, ma vuole che almeno sia in voi il desiderio di guarire da esse.

A che giova volgersi a Maria, la Purissima, se lasciando il suo altare, o finendo di pronunciare il suo nome, andate a commettere peccato di carne o a proferire parole di bestemmia? Che vale volgersi a Maria, la Pietosa, se subito dopo, anzi se nel tempo stesso, avete in cuore rancori e sulle labbra maledizioni per i fratelli? Che vi può procurare di salvezza, questa Salvatrice, se voi distruggete, con la vostra volontà perversa, la vostra salvezza?

Tutto è possibile alla misericordia di Dio e alla potenza di Maria, ma perché arrischiare la vita eterna attendendo di conseguire la buona volontà di pentimento nell'ora della morte? Non sarebbe bene, poiché non sapete quando sarà la vostra chiamata alle mie porte, essere amici veri di Maria per tutta la vita e avere così garanzia di salvezza?

Perché, lo ripeto, l'amicizia con Maria è causa di perfezione perché infonde e trasfonde le virtù dell'Amica eletta, che Dio non ha sdegnato e che vi ha concesso come coronamento dell'opera di redenzione del Figlio suo. Io, il Cristo, vi ho salvato col Dolore e col Sangue; Ella, Maria, con il Dolore e col suo pianto, e vorrebbe salvarvi col suo Amore e il suo sorriso».

 

"Piena di grazia"

(Vangelo di Luca 1,28)

 

«Dio non ha mandato il suo angelo a dire "ave" a Maria soltanto. Dio vi saluta, o figli cari, con le sue attenzioni, Dio vi manda per angeli le sue sante ispirazioni, Dio vi porta le sue benedizioni da mattina a sera e da sera a mattina. Siete sempre circondati dalle onde amorose e previdenti del pensiero di Dio.

Come mai allora voi non avvertite nulla o tanto poco? Come mai non vivete in giustizia e santità? Perché siete impermeabilizzati all'influsso della grazia, perché siete resi refrattari all'azione dell'amore dalla vostra volontà contraria al Bene.

Gabriele disse a Maria: "Ave", e il suono della voce angelica portò, sulla già inondata di grazia, una nuova onda di grazia. La luce vivissima del suo spirito immacolato toccò il vertice della luminosità perché la rispondenza dello spirito di Maria fu perfetta.

Umiltà, prontezza, pudore, preghiera..., che non trovò di eccelso la parola angelica per divenire prima scintilla dell'incendio dell'Incarnazione? Grande il dono di preservazione dalla colpa di origine che l'Eterno aveva fatto alla prescelta ad essere il primo tabernacolo del Corpo del Figlio. Ma quanta, quanta, quanta rispondenza in Maria!

Se ad altra creatura fossero stati elargiti, non dico i doni segreti che solo Dio sapeva aver dati, ma i doni palesi, di cui uno si accorge - quali intelligenza somma, istruzioni soprannaturali, contemplazioni accese, e parlo solo dei doni morali e spirituali - come non si sarebbe, almeno ad intervalli, gloriata quella creatura di tanto dono?

Ma no, in Maria nulla di questo. Più Dio l'innalzava verso il suo trono e più aumentavano in Lei riconoscenza, amore e umiltà. Più Dio le faceva capire come su di Lei fosse stesa la mano divina a protezione contro ogni insidia del male e più in Lei aumentava la vigilanza contro il male.

Maria non ha commesso lo sbaglio che fa crollare tante anime, dotate della capacità di perfezione, ossia non ha mai detto: "Sento che Dio mi veglia, sento che Dio mi ha scelta. Lascio a Lui la briga di difendermi dal Nemico". No. Maria, pur riconoscendo l'opera di Dio in Lei, agi come se fosse la più derelitta, in doni spirituali, delle creature. Dall'alba al tramonto, e persino nel suo sonno verginale vegliato dagli angeli, la sua anima rimaneva vigilante.

Non credete che la tentazione abbia risparmiato Maria. Non ha risparmiato Me il Tentatore; con doppia ragione non risparmiò Lei. Doppia ragione. La prima di esse: Maria era la senza macchia ma sempre creatura, Io ero Dio. La seconda: era più importante per Lucifero corrompere il seno della donna che avrebbe portato il Cristo, che non attaccare Cristo stesso.

Egli, l'Astuto, sapeva che il Verbo si sarebbe fatto carne, per una fusione di spirito a Spirito, in un seno in cui non fosse albergato nessun peccato. Nessun peccato, ripeto. Se, da Eva in poi, fosse riuscito a indurre in tentazione tutte le donne, era sicuro che mai sarebbe stato vinto dal Vincitore eterno.

Una sola gli ha sempre resistito: Maria. E Uno solo sa quale ricamo, quale filigrana di seduzione stese Lucifero intorno a Maria per scuotere e appannare la sua superangelica anima. Quell'Uno che sa è Dio. E dato che certi segreti sono troppo grandi per voi, non ve li dirà. Dallo splendore di Maria in Cielo capirete la grandezza della sua anima. Grandezza conseguita di sua volontà, e che sarebbe stata grandissima anche senza aiuti supremi, tanto Essa volle esser santa per amore del suo Dio.

Ben a ragione poté dunque dire l'Angelo: "Piena di grazia". Sì, piena di grazia. La Grazia era in Lei. La Grazia ossia Dio, e la grazia ossia il dono di Dio, da Lei saputo far fruttare al mille per cento (Vangelo di Luca 11,27-28) .

Ecco quello che ci vuole, o figli, per far si che le cose celesti concepiscano in voi il Cristo: la vostra aderenza alla grazia, il vostro raccogliere la grazia, il vostro moltiplicare la grazia, il vostro aspirare la grazia. Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L'anima per vivere deve aspirare la grazia. Allora avviene che la Luce scende dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria.

Ave Maria, piena di grazia. Guardatela, voi tutti, o cristiani, così dissimili dal primo Figlio di Maria, guardatela soprattutto voi donne, così dissimili da Lei, e imparate, e meditate che la strada al male dalle mille facce l'avete dischiusa voi con la vostra carnalità contraria alla vita della grazia nelle creature, senza la quale l'uomo diviene un demone e il mondo un inferno».

 

"Il Signore è con te"

(Vangelo di Luca 1,28)

 

«Sempre il Signore è con l'anima in grazia. Dio non si allontana neppure quando il Tentatore si avvicina. Dio si allontana soltanto quando la creatura cede al Tentatore e corrompe l'anima sua. Allora Dio si ritira, perché Egli non può coabitare col Nemico. Si ritira e come un Padre, non sdegnato ma addolorato, attende che venga la resipiscenza nel cuore della creatura e che essa riannodi il legame d'amore con il Padre (Vangelo di Luca 15,11-32).

Dio vorrebbe essere sempre con voi. Se tutti i vostri angeli, numerosi come stelle in cielo, potessero salutarvi con le parole: "Il Signore è con te", la gioia del vostro Signore sarebbe completa poiché Noi desideriamo essere con voi e per questo vi abbiamo creati.

Maria era con Dio e Dio era con Maria. Le due perfezioni si attiravano e si univano con un incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva, con gioia inconcepibile a voi mortali, a possedere questa creatura. La perfezione umana di Maria: l'unica dei figli dell'uomo, che sia sempre stata perfetta, si lanciava incontro alla Perfezione divina per avere modo di vivere.

Sì, l'essere con Dio era la vita di Maria e nell'ora superstraziante del Calvario e del Sepolcro, quando i Cieli si chiusero sul Morente e sulla Trafitta, la privazione di Dio fu, delle sette spade, la più accesa e trafiggente, tocco insuperabile all'edificio di dolore richiesto dalla Redenzione (Vangelo di Luca 2,35).

Io ho toccato il vertice del dolore completo dal Getsemani all'ora di nona; Maria ha toccato il vertice del dolore, completo anche in Lei nonostante non sia stata crocifissa materialmente, dal Calvario al momento della Resurrezione. E il motivo di tale superdolore è uno solo: l'esser privati dell'unione con Dio.

Anche per voi dovrebbe esser così. Ma l'uomo, ormai, trova gravosa l'unione con Noi e non sente quale miseria è la sua quando è privo di Noi. Miseria, cecità, pazzia, morte, ecco cosa è la perdita dell'unione col vostro Signore. E non ci pensate mai!

Se perdete poche monete, un oggetto, la salute, un impiego, un animale, vi mettete in moto per ritrovarli e usate di tutti i mezzi umani e soprannaturali per riuscire allo scopo. Sì, per trovare qualcosa di limitato e caduco sapete pregare. Ma quando perdete Dio non lo cercate. Non vi rivolgete ai miei Santi perché vi aiutino a ritrovare la via di Dio, non usate delle cure umane per frenare i vostri impulsi. Vi pare cosa di poco conto perdere l'unione con Dio. Ed è la cosa essenziale.

Maria non si separò mai da Dio. Gli spiriti rimasero fusi in un abbraccio d'amore che ebbe coronamento in Cielo. Questa unione fu la principale forza di Maria, come figlia d'Adamo, perché in essa trovava la corazza per rendere sé intoccabile dal morso del Tentatore.

Chi è con Dio non è che non veda il male che, come lurido indumento o ripugnante malattia, ricopre tante creature. Lo vede, anzi, con maggiore nitidezza di molti altri, ma la sua vista non corrompe nulla. Dagli occhi il male non entra a solleticare gli istinti covanti nella carne o i malvagi movimenti della mente. Ciò avviene unicamente in coloro che, disuniti da Dio, hanno in sé ospite il Nemico.

L'unito con Dio è saturo di Dio, e ogni altra cosa che non sia Dio resta alla superficie, vento che corruga leggermente la superficie dell'animo e non entra a sconvolgere l'interno. Non solo. L'unito con Dio, veramente unito con Dio, anziché assorbire l'esterno in sé, diffonde l'interno sui prossimi: diffonde, cioè, il Bene, Iddio.

Sì, è proprio così: colui che è con Dio ha un potere irradiante, ben più potente di quello di tanti corpi dell'universo sui quali l'uomo ha affaticato la mente e innalzato un monumento di orgoglio. E soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile, poiché chi porta il Santo dei santi in sé, e vive di Lui, lo comunica agli altri. È quello che fa dire: "Costui è un santo".

Maria ha posseduto alla perfezione l'unione con Dio e con tutte le sue forze ha teso a sempre più fondersi con Esso. Si potrebbe dire che Maria si annullò in Dio tanto visse di Lui solo.

Ho detto: "Maria trovò in questo la principale forza per rendersi intoccabile". Non capite le cose a rovescio. Maria, l'Umilissima, non osava neppure lontanamente pensare d'essere la creatura perfetta. Ella ignorava il suo destino e la sua immacolatezza. Conobbe il mistero alle parole di Gabriele e nell'abbraccio nuziale con lo Spirito Eterno. Ma durante la sua giovinezza, età piena di insidie, ripeto: trovò nell'unione con Dio la forza. La volle trovare a qualunque costo perché avrebbe preferito morire cento volte anziché uscire per un attimo dall'alone di Dio.

Io vorrei che più di tante pratiche, più o meno pie, i miei diletti in specie, gli altri poi, tendessero a questa pratica sovrana dell'unione con Me. Facile e realmente preghiera la preghiera, acceso il cuore, casto il corpo, onesto il pensiero, tutto in voi diverrebbe santo e buono, e la terra conoscerebbe i giorni nuovi in cui gli angeli potrebbero salutare gli uomini con le parole: "Il Signore e con voi"».

 

"Benedetta tu fra tutte le donne"

(Vangelo di Luca 1,42)

 

«Questa benedizione che voi dite malamente o non dite affatto a Colei che col suo sacrificio ha iniziato la Redenzione, risuona continuamente in Cielo, pronunciata con infinito amore dalla nostra Trinità, con accesa carità dai salvati dal nostro sacrificio e dai cori angelici. Tutto il Paradiso benedice Maria, capolavoro della Creazione universale e della Misericordia divina.

Se anche tutta l'opera del Padre per creare dal nulla la Terra non avesse servito che per accogliere Maria, l'opera creativa avrebbe avuto la sua ragione d'essere, perché la perfezione di questa Creatura è tale che essa è testimonianza non solo della sapienza e della potenza, ma dell'amore con cui Dio ha creato il mondo.

La creazione terrestre avendo invece dato Adamo e la razza di Adamo, Maria testimonia il super-amore misericordioso di Dio verso l'uomo, perché attraverso Maria, Madre del Redentore, Dio ha operato la salvezza del genere umano. Io sono il Cristo perché Maria mi ha concepito e dato al Mondo.

Voi mi direte che come Dio potevo superare la necessità di prendere carne nel seno di una donna. Tutto potevo, è vero. Ma riflettete quale legge d'ordine e bontà sta nel mio annichilimento in veste mortale.

La colpa commessa dall'uomo doveva essere scontata dall'uomo e non dalla divinità non incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Se stessa le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un Sangue innocenti, nati da una innocente, le colpe della carne e del sangue (Lettera di San Paolo agli Ebrei 2,17-18).

La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito avrebbero sofferto per le colpe vostre di mente, di sentimento e di spirito. Ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l'Immolato per tutte, essere dotato di una natura simile alla vostra, resa degna d'esser data in riscatto a Dio dalla Divinità nascosta in essa, come una gemma d'infinito soprannaturale valore nascosta sotto una veste comune e naturale.

Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l'ordine, salvo che in casi eccezionalissimi, giudicati utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.

Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di essa al momento del sacrificio e annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo avanti di commetterla, ignari del male. No. Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta l'umanità, dare all'umanità già estinta l'assoluzione della colpa, a quella vivente in quell'ora e nella futura il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua debolezza l'avrebbe indotta a commettere.

Doveva perciò il mio sacrificio essere tale da presentare tutti i requisiti necessari, e tale poteva essere solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio, mezzo compreso dall'uomo. Inoltre Io venivo a portare la Legge.

Se la mia Umanità non fosse stata, come avreste potuto credere, voi, poveri fratelli miei, che faticate ad aver fede in Me, vissuto per 33 anni sulla terra, Uomo fra gli uomini? E come potevo apparire già adulto a popoli ostili o ignoranti rendendoli persuasi della mia natura e della mia dottrina? Sarei allora apparso agli occhi del mondo come uno spirito che avesse preso sembianza d'uomo, ma non come uomo che nacque e morì versando sangue vero attraverso alle ferite di una vera carne - e ciò a prova d'esser uomo - e risorse e ascese al Cielo col suo corpo glorificato - e ciò a prova d'esser Dio che torna alla sua dimora eterna -.

Non è più dolce per voi pensare che sono realmente vostro fratello, nella sorte di creature che nascono, vivono, soffrono e muoiono, che non pensarmi spirito superiore alle esigenze dell'umanità?

Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito al disopra della carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva esser generato il Dio-Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l'Amore, tra lo Spirito e la Vergine, creata senza macchia per esser matrice alla carne di un Dio, la Vergine il cui pensiero era gaudio di Dio da prima che il tempo fosse, la Vergine in cui si compendia la Perfezione creativa del Padre, gioia del Cielo, salvezza della Terra, fiore della Creazione più bello di tutti i fiori dell'universo, astro vivo davanti al quale sembrano spenti i soli creati dal Padre mio».

 

"Benedetto il frutto del tuo seno"

(Vangelo di Luca 1,42)

 

«La maternità divina e verginale rende Maria seconda soltanto a Dio.

Ma non soffermatevi a guardare unicamente la gloria di Maria. Pensate cosa le costò conseguire quella gloria. Stolto colui che guarda il Cristo nella luce della risurrezione e non medita il Redentore morente nelle tenebre del Venerdì santo. Non avrei avuto risurrezione se non avessi patito la morte, e non avrei compiuto la Redenzione se non avessi avuto il martirio. Stolto colui che pensa la gloria di Maria e non medita a come Ella giunse alla gloria. Il frutto del suo seno, Io, il Cristo Verbo di Dio, ha straziato il suo seno.

E non capite malamente le mie parole. Non l'ho straziato umanamente. Ella era superiore alle miserie umane, su Lei non era la condanna di Eva (Libro della Genesi 3,16), ma non era superiore al Dolore. E il Dolore grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, è penetrato in Lei con la violenza di una meteora che precipita dal Cielo nel momento stesso in cui Ella conobbe l'estasi dell'abbraccio con lo Spirito creatore.

Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il cuore di Maria nell'attimo del suo altissimo "fiat" (Vangelo di Luca 1,38) e del suo castissimo sposalizio. Beatitudine e dolore si fusero in una cosa sola come Ella era divenuta una cosa sola con Dio (Vangelo di Giovanni 17,11). Chiamata ad una missione di redentrice, il dolore superò sin dal primo momento la beatitudine. Questa venne alla sua Assunzione.

Congiunta allo Spirito di sapienza, Ella ebbe rivelato allo spirito quale futuro era riserbato alla sua creatura, e non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria.

Ad ogni ora che passava, mentre mi formavo attingendo vita al suo sangue di madre-vergine, e nascosto nel profondo avevo inenarrabili scambi di amore con la Madre mia, un amore e un dolore senza paragone si alzavano come onde di un mare in tempesta nel cuore di Maria e la flagellavano con la loro potenza.

Il cuore di mia Madre conobbe il morso delle spade del dolore dal momento in cui la Luce, lasciando il centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei iniziando l'Incarnazione di Dio e la Redenzione dell'uomo; e quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione: Sangue divino che si formava con una sorgente di sangue umano, Cuore del Figlio che pulsava al ritmo del cuore della Mamma, Carne eterna che si formava con la carne immacolata della Vergine.

Più grande il dolore nel momento in cui nacqui per essere Luce ad un mondo in tenebre. La beatitudine della madre che bacia la sua creatura si scambiò, in Maria, nella certezza della Martire che sa più prossimo il martirio.

"Benedetto il frutto del tuo seno".

Sì. Ma Io, a quel seno che meritava tutta la gioia destinata a un Adamo senza colpa, ho dovuto dare tutto il dolore. E per voi. Per voi la pena di addolorare Giuseppe. Per voi il puerperio fra tanto squallore. Per voi la profezia di Simeone che le rigirò la lama nella ferita (Vangelo di Luca 2,34-35), ribadendo e acutizzando il morso della spada. Per voi la fuga in terra straniera, per voi le ansie di tutta una vita, per voi gli affanni di sapermi evangelizzante e perseguitato dalle caste nemiche, per voi lo spavento della cattura, il tormento della molteplice tortura, l'agonia della mia agonia, la morte della mia morte.

Sono stato raccolto sul seno che m'aveva portato con una pietà quale più non poteva essere; ma, in verità, vi dico che tra il mio cuore fermo al moto vitale e squarciato dalla lanciata, e quello della Afflittissima che mi teneva in grembo, non vi era differenza di vita e di morte. Il cuore di Maria ed il suo seno erano uccisi come era ucciso Io, l'Innocente.

Ai miracoli connessi alla Redenzione, noti ed ignoti, palesi a tutti o rivelati ai privilegiati, aggiungete anche questo: del continuare della vita in Maria per opera dell'Eterno dopo che il suo cuore fu spezzato dal e per il genere umano come quello del Figlio suo Gesù.

Voi, che non sapete e non volete sopportare il dolore, lo pensate che dolore sarà stato quello della Benedetta, dell'Immacolata, della Santa, portare in sé un cuore lacerato, morto, abbandonato, e vedere sul suo seno raccolto un corpo senza vita, straziato, sanguinoso, livido, che è stato il corpo del Figlio, la Carne della sua carne, il Sangue del suo sangue, la Vita della sua vita, l'amore del suo spirito?

Voi mi avete avuto perché Maria ha accettato, trentatré anni prima di Me, di bere il calice dell'amarezza. Sull'orlo della coppa che ho bevuto fra sudori di sangue, ho trovato il sapore delle labbra di mia Madre, e l'amaro del suo pianto era fuso col fiele del mio sacrificio. E, credetelo, di farla soffrire, Lei che non meritava il dolore, è stata per Me la cosa più costosa. L'abbandono del Padre, il dolore di mia Madre, il tradimento dell'amico in cui erano tutti i tradimenti dei futuri, ecco le cose atrocissime del mio atroce strazio di Redentore (Vangelo di Matteo 26,39.42). La lanciata di Longino in un organo ormai insensibile al dolore è un nulla al paragone.

Io vorrei che per il dolore che ha straziato mia Madre per voi, voi le deste amore. Amore grande, tenerissimo, di figli verso la più perfetta di tutte le madri, la Madre che non ha ancora cessato di soffrire piangendo lacrime celesti sui figli del suo amore che ripudiano la casa paterna e si fanno guardiani di bestie immonde: i vizi, anziché restare figli di re, figli di Dio (Vangelo di Luca 15,11-20).

E se si può dare una norma, sappiate che Io, Dio, non reputo sminuire Me stesso nell'amare con infinito e venerante amore la Madre mia, della quale vedo la natura immacolata, opera del Padre, ma anche ricordo la vita martirizzata di Corredentrice, senza la quale Io non sarei stato Uomo tra gli uomini e vostro Redentore eterno».

 

"Ora e nell'ora della morte"

 

 

«È l'invocazione che fa riscontro al "Liberaci dal male" (Vangelo di Matteo 6,13). Voi non riflettete, ma è così. Vi ho dato una Madre oltre che un Padre e, se chiedete al Padre d'essere liberati dal male, non direte alla Madre di tenere lontana da voi la morte che è male?

Ma pensate con mente elevata in Dio e chiedete con intelligenza di figli di Dio. Non vi dovete tanto preoccupare del male e della morte nel senso umano della parola, quanto del Male e della Morte nel senso soprannaturale, il più vero (Vangelo di Matteo 10,28), perché la vostra attuale è veste che si posa, la vostra attuale è dimora che si lascia, ma oltre questo giorno vi attende un futuro in cui diverrete possessori di ciò che è vera vostra parte.

E guai a voi se per vostra volontà perversa scegliete per voi la parte maledetta. La morte dello spirito non viene una volta sola al cospetto della vostra anima. Essa vi si aggira intorno per tutta la vostra giornata terrena, perché il datore della Morte non lascia un minuto di insidiare la sua preda. Non sempre è in voi quella vigilanza e quella fortezza che rende inutili le astuzie del Nemico. La vostra debolezza vi porta a torpori, i vostri appetiti carnali a desideri di cibo, nei quali trovate la morte.

Ma avete una Madre in Cielo, una Madre che vede su voi il Sangue del suo Figlio e che per quel Sangue vi ama come suoi stessi figli. Una Madre che è potente presso Dio per la sua triplice condizione di Figlia, Sposa e Madre di Dio.

"Ora": preghi Maria per il vostro presente di uomini, insidiato da tanti pericoli. "E nell'ora della morte": preghi per voi nell'attimo decisivo della vita. "E nell'ora della Morte": ossia quando il vostro spirito colpito dal Male può perire.

Maria è la Vincitrice di Satana. La Morte vera, quella dello spirito, non verrà in coloro che sanno pregare la Madre per l'ora della vita, per l'ora della terra, per l'ora della tentazione e per l'ora della Morte.

Come bambini sotto il velo della mamma, la preghiera di Maria vi fa scudo contro l'ardore del senso e del demonio, vi fa crescere in Cristo ed entrare nel suo Regno. E se Cristo può far risorgere i morti alla Grazia, Maria, realmente amata, impedisce che la Morte vi separi dal suo Figlio».

 

Il Rosario - dagli scritti di Maria Valtorta

Testi di commento ai 15 Misteri

versione audio dell'omonimo libretto, registrazione su 12 audiocassette e anche su cd

 

I Misteri del Rosario sono un valido strumento per approfondire i fondamenti della salvezza e per introdurci all'orazione tanto cara alla Madonna. Disse la Vergine Santissima in una delle sue apparizioni: "La recita del Rosario è un omaggio che io gradisco immensamente. E questa recita mi piace ancora di più se alle Ave Maria unirete la meditazione della mia vita e di quella del mio Figlio Gesù nel quale trovate la salvezza".

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