Pagina di esempio

I DIECI COMANDAMENTI

Per la catechesi, la riflessione personale, l'esame di coscienza

 

Ad un giovane che gli chiede cosa bisogna fare per avere la vita eterna, Gesù risponde: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti» (Vangelo di Matteo 19,17).

I Dieci Comandamenti, scritti dal dito di Dio su due tavole di pietra e consegnati a Mosè (Libro dell’Esodo 31,18; Libro del Deuteronomio 5,22), sono dei mezzi per raggiungere la santità. I primi tre riguardano l’amore verso Dio, gli altri sette l’amore verso il prossimo. Essi iniziano con i tre insegnamenti dedicati al culto di Dio, perché il Signore ha la precedenza su tutto e deve essere amato su ogni essere o cosa, ma soprattutto perché senza di Lui non possiamo far nulla (Vangelo di Giovanni 15,5).

Dio vuole aiutarci nella via del bene, darci modo di essere in Lui e Lui in noi, perché questa unione ci dia tanta forza da saper essere sempre vittoriosi sulla carne, il mondo, il demonio. E da questa vittoria giungere al trionfo del cielo, al godimento di Dio, alla vita eterna, al luogo meraviglioso dove non sono più lotte e sacrifici, ma tutto è superato di ciò che è fatica o dolore ed è pace, pace infinita (Libro dell’Apocalisse 21,4). Se non amiamo Dio non saremo capaci di osservare i suoi comandamenti e perciò di amare il prossimo. Ecco perché Gesù ci insegna: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Vangelo di Giovanni 14,15).

Come due sono i precetti dell’amore nei quali si compendia tutta la legge e i profeti (Vangelo di Matteo 22,37-40), così i Dieci Comandamenti sono scolpiti su due tavole di pietra: il cielo e la terra, da cui non si cancelleranno mai. Dice Gesù: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Vangelo di Matteo 5,17-19). E il profeta Ezechiele rivela: «Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi» (Libro di Ezechiele 36,27).

«Pieno compimento della legge è l’amore» è detto (Lettera di Paolo ai Romani 13,10). E Gesù afferma: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Vangelo di Giovanni 14,21). I Comandamenti non sono altro che dei precetti d’amore per vivere l’amore. Perciò: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Vangelo di Luca 11,28). Beati quelli che accolgono con fede gli insegnamenti del Signore, li vivono con amore, li testimoniano con zelo.

Il Signore Iddio ci chiama ad osservare la sua Parola, perché ci vuol fare santi e renderci felici per sempre: «Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi vuole fare santi» (Libro del Levitico 20,8); «Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare» (Libro di Isaia 48,17); «Camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici» (Libro di Geremia 7,23).

Non vi è cosa più importante al mondo del temere Dio, cioè di credere in Lui e di amarlo, osservando i suoi insegnamenti. Come dice il profeta: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto» (Libro di Qoelet 12,13).

 

 

                     1.        Non avrai altro Dio all'infuori di me

                     2.        Non nominare il nome di Dio invano

                     3.        Ricordati di santificare le feste

                     4.        Onora il Padre e la madre

                     5.        Non uccidere

                     6.        Non commettere atti impuri

                     7.        Non rubare

                     8.        Non dire falsa testimonianza

                     9.        Non desiderare la donna d'altri

                     10.      Non desiderare la roba d'altri

 

 

 

  I 

 

 

Non avrai altro dio all'infuori di Me

 

 

È scritto nel libro dell’Esodo: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi» (Libro dell’Esodo 20,2-6).

Nel primo comandamento Dio ci chiede il nostro amore reverenziale, dovuto alla grandezza della sua maestà divina e alla povertà della nostra natura umana. Troppe volte, infatti, ci dimentichiamo di rendere culto a Dio, noi che ci crediamo dèi; mentre in realtà, se non abbiamo lo spirito vivificato dalla grazia, siamo solo polvere (Vangelo di Giovanni 6,63).

Sempre dobbiamo dire: “Non abbiamo altro Dio all’infuori di Te, Signore”. Dircelo mattina e sera, di giorno e di notte, quando mangiamo e quando beviamo, quando ci corichiamo e quando ci svegliamo, quando lavoriamo e quando riposiamo, quando viaggiamo o camminiamo; nella salute e nella malattia, nel dolore e nella gioia, nella giovinezza e nella vecchiaia, nella compagnia e nella solitudine, nell’impiego e nello svago. Sempre! (Libro del Deuteronomio 6,6-7).

Dall’umile filo d’erba alla splendidissima stella, dal misero granello di polvere all’immensità dello spazio, dalla mattutina goccia di rugiada alla grandezza dei mari, dall’invisibile moscerino all’imponente elefante, tutto canta: «Io sono il Signore, tuo Dio». Non vi è attimo del giorno in cui Egli non faccia risuonare queste parole, poiché l’universo è frutto del suo amore creativo: «Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Lettera di Paolo ai Colossesi 1,17).

La Divina Presenza soffia nella voce dell’aria, canta nel gorgoglio dell’acqua, profuma nell’odore dei fiori, s’incide sui pendii dei monti, s’innalza nel turbine dei venti; sussurra, parla, chiama, rimprovera, giudica, illumina, insegna, assiste, ama. Anche nella coscienza, che è in ogni persona, Dio alza la sua voce e proclama: “Io sono il tuo Signore e il tuo Dio! Non questo oro che adori, questa auto che guidi, questo corpo che nutri, questa donna che ami, questo cibo che mangi, questo lavoro che fai, questa cosa che produci, questo potere che sfrutti, questa persona che conosci, questo padrone che servi, questo tempo che usi, questo mondo che abiti”: «Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n’è altri» (Libro di Isaia 45,22).

Il denaro, il corpo, il cibo, la bevanda, il sesso, non sono Dio! Il lavoro, il successo, le opere del genio umano, il progresso, la tecnica, il mondo, non sono Dio! Il benessere, le proprietà, gli affari, il potere, la cultura, l’affermazione di sé, la salute, non sono Dio! Uno solo è il Signore: Colui che ci ha dato questa vita materiale per meritarci la Vita che non muore; Colui che ci ha dato vesti, cibo, lavoro, affetti, dimora, capacità e ogni cosa; Colui che ci ha dato l’intelligenza per capire, la volontà per volere, la memoria per ricordare, la libertà per scegliere; Colui che ci ha dato la facoltà di amare e la gioia di essere amati; Colui che ci ha dato la vocazione di essere santi e la grazia di essere salvati.

Il primo comandamento ci permette di essere simili a Dio: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo» (Salmo 81,6; Vangelo di Giovanni 10,34), ma solo se osserviamo la sua Legge e viviamo nel suo Amore. Se infatti ci creiamo un nostro regno, in cui vivere e godere, perdiamo il Regno vero e ci priviamo della grazia. Poiché non si può servire insieme l’errore e la verità, la morte e la vita, la luce e la tenebra, il bene e il male, il peccato e la virtù (Vangelo di Matteo 6,24).

Difficilmente chi non si tiene unito a Dio con costanza e preghiera saprà rimanere libero dagli dèi del mondo. Se invece lo ameremo, riconoscendolo come nostro Signore, non peccheremo, perché chi ama non vuol dare dolore all’amato. Inoltre, riconoscere Dio come nostro unico Signore è un segno di fede e di umiltà, virtù che portano alla salvezza: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Vangelo di Matteo 5,3), «Chi si umilia sarà esaltato» (Vangelo di Luca 18,14), «Chi crede ha la vita eterna» (Vangelo di Giovanni 6,47).

Non alziamo altari a dèi non veri come fece il popolo d’Israele! (Libro dell’Esodo 32,31). Non andiamo in cerca di teorie e religioni diverse da quelle proposte dalla fede cattolica! Non ricorriamo a cartomanti ed a pratiche superstiziose contrarie alla fede! Ma fidiamoci del Signore nostro Dio, a Lui solo ubbidiamo e Lui solo adoriamo sull’altare vivo del nostro cuore. Gesù ha detto: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» (Vangelo di Luca 4,8). Come afferma il Catechismo: «Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il nulla della creatura, la quale non esiste che per Lui. Adorare Dio è, come Maria nel Magnificat, lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome. L’adorazione del Dio Unico libera l’uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall’idolatria del mondo» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2097).

Proprio sul dovere di mettere sempre il Signore al primo posto e di osservare la sua legge, un giorno un giovane domanda a Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Prima di rispondere Gesù gli ricorda che «solo Dio è buono», perché è il Bene in assoluto e la Sorgente di ogni bene. Poi gli dice: «Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Vangelo di Marco 10,17-19). Similmente a un dottore della legge che gli chiede qual è il più grande comandamento, Gesù risponde: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti» (Vangelo di Matteo 19,16-17; 22,36-40).

È sempre Dio il fine di ogni azione e il senso di ogni fine. Egli sta sempre di fronte a noi! È il nostro Creatore. Il nostro Maestro e Salvatore. Colui che ci ama. L’origine, il senso e il fine della nostra vita. Chi accoglie la sua Parola vivrà per sempre: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte« (Vangelo di Giovanni 8,51). Perciò abbiamo il dovere di accettare Dio come nostro Salvatore, di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi, riconoscendo la sua buona Autorità e la sua autorevole Bontà. Ecco perché, nella Bibbia, Dio inizia e conclude sempre i suoi interventi con la formula: «Io sono il Signore!» (Libro dell’Esodo 6,8; 12,2; Libro del Levitico 18,5; 19,18.37; Libro di Isaia 42,8; 43,11; 45,5; Catechismo della Chiesa Cattolica 2086).

L’amore di Dio è messo al primo posto, perché senza il Signore non siamo nulla e non possiamo far nulla (Salmo 38,6; Libro di Isaia 40,6; Vangelo di Giovanni 15,5-6; Lettera di Paolo ai Romani 14,7-8).

 

 

  V 

 

 

Non uccidere

 

 

Quinto comandamento: «Non uccidere» (Libro dell’Esodo 20,13).

La vita è il dono più prezioso che il Signore ha dato all’uomo. Gli è stata affidata, come un capitale da investire, per produrre frutti di vita eterna (Parabola dei talenti: Vangelo di Matteo 25,14-30). La vita ha un valore immenso che solo l’uomo terreno possiede, non gli angeli celesti privi di corpo. Attraverso il tempo della prova l’uomo ha la possibilità di guadagnarsi l’eternità della gloria.

Solo Dio ha il potere sulla vita e sulla morte. Uccidere è una mancanza di giustizia e di amore, sia nei riguardi del Padre che ama le sue creature, sia nei riguardi delle creature che sono amate dal Padre. Dice il Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Libro di Geremia 1,5); declama il Salmo 138: «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno» (Salmo 138,15-16); insegna il Catechismo: «Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2258).

Uccidere è mancare all’amore. Mancanza di amore verso Dio, al quale viene tolto il diritto esclusivo su ogni vita. Mancanza di amore verso il prossimo, uccidendolo corporalmente, moralmente o spiritualmente. Mancanza di amore verso se stessi, privandosi della grazia: «Tutto ciò che è contro la vita stessa, come qualunque genere di omicidio, genocidio, aborto, eutanasia e il suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, il tentativo di violentare perfino gli animi; tutto ciò che offende la dignità personale; tutte queste cose e altre simili sono vergognose e, mentre degradano la civiltà umana, deturpano più quelli che così si comportano che coloro che subiscono l’ingiustizia, e sono gravemente contrarie all’onore del Creatore» (Concilio Vaticano II, La Chiesa nel mondo contemporaneo 27,3).

«Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Vangelo di Matteo 5,22). Non si uccide solo nel corpo, ma anche nel morale. Si uccide con la maldicenza, quando si infrange la stima di una persona e si rovina il suo buon nome. Si uccide con la calunnia, con l’odio, l’invidia, la beffa, il disprezzo, l’inganno, l’offesa, la condanna, lo spergiuro, la critica, la derisione, il dispetto, la vendetta, la superbia, la cattiveria, l’ira, il tradimento, l’abbandono, l’omertà: «Dall’interno, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» (Vangelo di Marco 7,21-23).

Dio ci chiederà conto della vita altrui: «Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello» (Libro della Genesi 9,5). Non uccide solo la spada, ma anche il “veleno”.

Chi non ama resta nella morte, ossia nel peccato, perché il peccato, in tutte le sue forme, è odio. Il figlio che non rispetta i genitori e li opprime di pretese e di egoismo, colui che nuoce al suo prossimo con la violenza, il furto, la calunnia, l’adulterio, è omicida. Non occorre uccidere per essere omicida. Anche chi fa morire di vergogna o di dolore, anche chi porta le anime alla disperazione per azioni che levano loro pace e fede e onore e stima, e mezzo di lavorare, e vivere, e far vivere ai suoi famigliari; anche chi porta con la sua ferocia sanguinaria o con la sottile persecuzione morale a disperare di Dio e a morire odiandolo, sono omicidi dei fratelli, ed è come tentassero di uccidere Dio, in una nuova Crocifissione (Lettera agli Ebrei 6,6), perché Dio è nei fratelli nostri e i nostri fratelli sono in Dio di cui sono figli. E l’omicida dei fratelli, colui che odia i fratelli materialmente o moralmente, o spiritualmente, non colpisce essi solo, ma colpisce, attraverso essi, Dio, e come tutti i deicidi è un morto.

Uno dei più gravi peccati contro il quinto comandamento è l’aborto. Esso, come l’adulterio, non grava solo sulla coscienza di chi lo commette, ma anche sulla volontà di chi lo provoca, donna o uomo. L’aborto è tanto grave, perché non solo si infierisce su una vita innocente, ma anche su chi non può difendersi.

L’aborto è peccato di omicidio, di superbia, di avarizia, di lussuria, di ira, di gola, di invidia, di accidia: tutti i sette vizi capitali sono presenti in questa grave piaga sociale. Superbia, perché non si rispetta la parola di Dio. Avarizia, perché si pecca di egoismo. Lussuria, perché si manca alla castità. Ira, perché si fa del male a chi è innocente e indifeso. Gola, perché si è ingordi di piacere. Invidia, perché si brama la libertà e il godimento altrui. Accidia, perché non ci si impegna nella virtù.

Vi è un solo modo per non avere il peso di una gravidanza indesiderata senza offendere Dio, se stessi e gli altri: rimanere casti. Guai a chi unisce lussuria ad omicidio! Se Dio sarà benevolo verso chi cede per debolezza alla passione carnale, non lo sarà verso chi è cattivo contro un innocente. Il sangue del giusto, infatti, reclama giustizia al cospetto di Dio (Libro della Genesi 4,10). È un peccato che grida vendetta al cielo: «Vendicherò il loro sangue, non lo lascerò impunito» (Libro di Gioele 4,21). La vita è un diritto inviolabile: «La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2270).

L’anima si congiunge alla carne nel momento in cui nasce una vita umana, perciò l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto! (Vangelo di Marco 10,9). Se uomo e donna hanno sbagliato, concependo un figlio indesiderato dalla loro passione, non deve subirne le conseguenze il nascituro. Nemmeno quando non vi è alcuna colpa nella donna, come nel caso della violenza carnale. Il Signore tiene conto delle giuste motivazioni, ma la vita è sacra e la persona intoccabile. Fare una scelta di amore è sempre la via migliore: chi sceglie l’amore, amerà la sua scelta. Dopo una breve difficoltà troverà la pace e lo sguardo benevolo di Dio.

Ma se l’aborto non dev’essere assolutamente fatto quando il bambino è già in formazione avanzata, nemmeno dovrebbe essere provocato con quei sistemi che interrompono la gravidanza nei suoi primi istanti, come la spirale, la pillola del giorno dopo o altre tecniche e sostanze che interrompono la gestazione. Andare contro natura è un’azione che prima o dopo provoca pena. Fare violenza ad una vita umana è una colpa mortale che addolora molto il Signore.

Anche il suicidio è un grave peccato contro la vita. È un’offesa a Dio, al prossimo e a se stessi. Dice il Catechismo: «Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. È lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare ed a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2280-2281).

Amare la vita — dono di Dio — è un dovere, tanto che chi si uccide è colpevole come e più di chi uccide; poiché colui che uccide manca alla carità di prossimo, ma può avere l’attenuante di una provocazione che lo dissenna, mentre chi si uccide manca contro se stesso e contro il Creatore che ha dato la vita per essere vissuta fino al suo richiamo. Il suicida dispera di avere un Padre e un Salvatore, nega la risurrezione e la vita eterna, nega ogni verità di fede: nega Dio. Può avere l’attenuante di una pazzia improvvisa, di una tremenda depressione, di uno stordimento provocato da alcool, droga, farmaci, o di altre gravi circostanze, ma ciò non può mai giustificare un atto così estremo.

Fin che il Signore ci dona la salute non bisogna sciuparla con vizi, imprudenze e intemperanze. Essa è un dono da salvaguardare e da sfruttare per fare il bene: «La vita e la salute fisica sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune» (Catechismo della Chiesa Cattolica 2288). Anche il fumo, l’alcool, la gola, il troppo o il poco cibo, il letto, la poltrona, la droga, molti vizi corporali, il divertimento malsano, lo sport estremo, possono essere una forma di suicidio. La stessa imprudenza nella guida è una mancanza contro la vita propria e degli altri. Mantenere una velocità moderata, una giusta distanza di sicurezza, una tranquillità di guida, un’attenzione costante, è un dovere di carità e di rispetto dei diritti altrui. Non bisogna mai aver fretta: è meglio perdere un minuto nella vita che la vita in un minuto. Come raccomanda San Paolo, bisogna essere temperanti in tutto (Prima Lettera di Paolo ai Corinti 9,25), poiché di vita ce n’è una sola e quando è finita non ce ne sarà più un’altra. Essa è un capitale immenso che non bisogna sprecare. Un tesoro da custodire con amore e intelligenza, perché è uno strumento unico e irripetibile per meritarci la vita eterna: «Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità» (Lettera di Paolo ai Romani 2,6-7). L’unico modo ammesso di perdere la propria vita è quello di trovarla vivendola per il Signore: «Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Vangelo di Matteo 10,39).

Un altro peccato contro il quinto comandamento, che si sta sempre più allargando nella società moderna, è l’eutanasia. È un’azione che tende a provocare la morte in un soggetto destinato a morire, allo scopo di porre fine al dolore. Può essere attiva o passiva. È attiva, quando si provoca la morte con l’iniezione di un veleno o con altri metodi indolori. È passiva, quando si tolgono dal paziente quelle cure o quegli strumenti che lo mantengono vivo. In entrambi i casi, specie nel primo, non è ammessa dalla morale cristiana, perché la vita è un dono di Dio e noi dobbiamo fare il possibile per evitare la morte. L’eutanasia, fatta soprattutto sugli anziani, costituisce un’offesa gravemente contraria alla dignità della persona e al rispetto del Dio vivente, Signore della vita (Catechismo della Chiesa Cattolica 2277). La vita è sacra ed è nelle mani di Dio. Anche se tutto sembra supporre una morte certa, poiché non c’è più speranza di guarigione, ricordiamo che Dio può compiere miracoli. Inoltre la sofferenza, per il cristiano, costituisce un prezioso strumento di espiazione personale e di santificazione universale. Tuttavia anche l’accanimento terapeutico, cioè l’esagerazione di mezzi e metodi per prolungare un respiro, facendo molto soffrire il moribondo, potrebbe sempre non essere una scelta appropriata. In alcuni casi evidenti è forse meglio che la malattia faccia il suo corso e rimettersi alla volontà di Dio. Chi ha permesso la malattia potrebbe toglierla, anche senza il nostro intervento.

Oltre a quella corporale e morale, vi è anche un’altra vita che non bisogna violentare: quella dello spirito. Il delitto contro lo spirito avviene quando uno uccide la propria anima o quella altrui con la colpa mortale, annullando la grazia che ci rende figli di Dio. È questa una perdita senza misura (Vangelo di Marco 8,36-37), che se è ostinata e persistente non può essere perdonata né in questo mondo, né nell’altro (Vangelo di Marco 3,29; Prima Lettera di Giovanni 5,16-17). Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale la propria anima, o la ferisce indebolendola continuamente con le colpe veniali?

L’atteggiamento che causa la perdita della grazia negli altri e li induce a compiere il male, si chiama “scandalo”. È una forma di omicidio, perché attenta alla virtù e alla rettitudine delle persone, deviandole dalla santità (Catechismo della Chiesa Cattolica 2284). Gesù dice: «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!» (Vangelo di Matteo 18,6-7).

 

LAMENTO DI UN BIMBO MAI NATO

Lettera alla mamma

 

Cara mamma,

prima di formarmi nel tuo grembo Dio mi conosceva e prima ancora che potessi uscire alla luce mi aveva consacrato. Mentre ero intessuto nelle profondità del tuo corpo, era Lui che nel segreto formava le mie ossa e ordinava le mie membra (Libro di Geremia 1,5; Salmo 138,15-16).

Mi stavo aprendo alla vita e tu me l’hai negata. Ero una creatura nuova, col mio cuore che palpitava in te, vicino al tuo, felice di esistere e impaziente di nascere per vedere il mondo. Volevo uscire alla luce, vedere il tuo volto, il tuo sorriso, i tuoi occhi, e invece tu mi hai fatto morire. Hai fatto violenza contro di me senza che io potessi difendermi. Perché? Perché hai ucciso la tua creatura?

Sognavo di essere fra le tue braccia, essere baciato dalla tua bocca, sentire il tuo profumo e l’armonia della tua voce. Sarei divenuto una persona importante e utile alla società, amato da molti. Forse sarei divenuto uno scienziato, un artista, un insegnante, un medico, un ingegnere, o magari un apostolo di Dio. Avrei avuto anch’io un coniuge da amare, dei figli da custodire, dei genitori da assistere, degli amici da condividere: gioia di quanti mi avrebbero conosciuto.

Era bello stare nella tua pancia, al caldo e al sicuro, vicino al tuo cuore, e attendere il grande giorno della luce per incontrarmi con te. Sognavo già di correre fra i prati in fiore, rotolarmi sull’erba fresca, rincorrerti e giocare a nascondermi, e poi portarti un fiore nelle mie manine per dirti che ti volevo bene, e poi essere abbracciato e coperto di baci. Sarei stato il sole della tua casa e la gioia della tua vita.

Stavo formandomi bene, sai? Ero bello, perfetto e sano come te e papà. I miei piedi, le mie mani, la mia mente, si stavano formando in fretta, perché volevo vedere questa meraviglia che è il mondo, vedere il sole, la luna, le stelle, il mare e stare con te, mamma! Il mio cuore palpitava per te e prendeva il tuo sangue. Crescevo bene: io, vita della tua vita. Ma tu non mi hai voluto! Anche ora non posso capire come hai potuto eliminarmi senza sentirti straziare il cuore. È un orrore che mi tormenta anche quassù, in cielo. Non posso credere che la mia mamma, e chi con te, abbia voluto uccidermi!

Tu, che sei la figlia del Padre, come hai potuto tradire il Padre del tuo figlio? Perché hai fatto pagare a me il tuo errore? Perché mi hai giudicato un intruso per i tuoi piani? Perché hai disprezzato la grazia di essere mamma? I perversi ti hanno traviato il cuore e tu non hai voluto ascoltare Gesù che insegna il bene della verità e la verità del bene. Non hai creduto in Dio, non hai voluto ascoltare la sua parola d’amore, non hai voluto seguire la sua via di verità. Hai venduto la tua anima per un piatto di lenticchie, come Esaù (Libro della Genesi 25,29-34). Oh! se avessi ascoltato la coscienza che gridava in te, avresti trovato la pace! ed io ci sarei ancora. Per un momento di prova, Dio ti avrebbe dato un’eternità di gloria. Per un po’ di tempo consumato per me, Egli ti avrebbe dato l’eternità con Lui.

Chi ti ha ingannata fino a questo punto? Forse l’uomo che amavi o credevi di amare. Anche lui dovrà scontare il suo peccato. Forse più del tuo, perché non ti ha aiutata in quel momento, ma anzi ti ha abbandonata. Non ti amava.

Ti avrei dato tanta gioia, mamma! Sarei stato il tuo “bambino” per tutta la vita, il tuo tesoro, il tuo amore, la luce dei tuoi occhi. Ti avrei amata di amore vero, per tutta la mia esistenza. Ti avrei accompagnata nella vita, consigliata nel dubbio, rafforzata nella fede, aiutata nel lavoro, arricchita nella povertà, rallegrata nel dolore, consolata nella solitudine, premiata nella carità, assistita nella morte, amata per sempre. Non mi hai voluto! Satana ti ha ingannata, il peccato ti ha legata, la lussuria ti ha sedotta, la società ti ha corrotta, il benessere ti ha accecata, la paura ti ha schiacciata, l’egoismo ti ha vinta, la Chiesa ti ha perduta. Tu, mamma, eri il frutto della vita e hai privato la vita del suo frutto! Hai dimenticato i Comandamenti e li hai considerati leggi per bambini, mentre in verità sono precetti divini scolpiti sulla roccia, i quali non passeranno mai, nemmeno dopo che è passato il mondo (Vangelo di Matteo 5,17-18; 24,35). Se avessi osservato il precetto dell’amore! saresti stata considerata grande nel regno dei cieli (Vangelo di Matteo 5,19).

Non sai che io avevo già un’anima immortale e che ti avrei preceduto nell’altra vita? Non ricordi le parole di Gesù? «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Vangelo di Matteo 10,28). Il diavolo, che ha ucciso la mia carne, non poteva uccidere il mio spirito. Per questo io sarò il tuo rimprovero nell’al di là, finché non verrai da me in paradiso. Uccidendo momentaneamente il mio corpo, hai rischiato di uccidere eternamente la tua anima. Ma spero, madre mia, che il Signore abbia misericordia di te e che un giorno tu possa venire qui, nella Luce. Io ti perdono, perché Satana ti ha ingannata e tu hai mangiato (Libro della Genesi 3,13), ma dovrai scontare il tuo peccato e la tua disubbidienza. Sappi che Dio è giusto oltre che misericordioso. Anche il tuo “consorte” sarà punito duramente. Forse più di te.

Quando sarai purificata, quando avrai conosciuto la santità della legge divina e la stoltezza della vanità umana, quando avrai sperimentato la disgrazia di perdere Iddio, allora sarai pronta per venire da me e io ti accoglierò con gioia, ti abbraccerò, ti bacerò e ti consolerò per lo sbaglio che hai commesso. Io ti amo e ti perdono.

Infatti, prima di accoglierti fra le sue braccia, il Signore mi domanderà: “Figlio, hai perdonato alla tua mamma?”. Ed io gli risponderò: “Sì, Padre! per la mia morte ti chiedo la sua vita”. Poi Egli potrà guardarti senza rigore. Non avrai paura di Lui, anzi ti meraviglierai della sua immensa misericordia e piangerai di gioia e di riconoscenza, perché Gesù è morto anche per te. Capirai allora quanto Egli meritava il nostro amore.

Vedi, mamma? sarò io la tua salvezza, dopo che tu fosti la mia rovina. Io ti salverò dal fuoco eterno, poiché ho pagato per te e posso decidere se accoglierti o no in paradiso. Ma non temere! Uno che vive in questo luogo d’amore non può che volere il bene, specie per la sua mamma. Vieni, piangi sul mio cuore, dopo che io ho pianto tanto sul cuore di Dio!

Nel glorioso giorno della risurrezione, quando vedrai il mio corpo luminoso, bello, giovane e perfetto come il tuo, ti renderai conto di quanto incantevole sarebbe stato il tuo figlio sulla terra. Li conoscerai allora questi occhi belli come i tuoi, questa bocca deliziosa come la tua, queste mani delicate e queste gambe attraenti come le tue, e mi dirai allora: “Sì, tu sei veramente la carne della mia carne e le ossa delle mie ossa (Libro della Genesi 2,23), io ti ho formato. Perdonami! perdona il male che ti ho fatto, tesoro mio! perdona il mio egoismo e la mia stolta paura! Sono stata sciocca e imprudente. Il Serpente mi ha ingannata. Ho bevuto alla sua coppa. All’inizio mi sembrava dolce e dissetante, ma poi, nel profondo, sentii tutta la sua amarezza e il suo bruciore (Libro della Apocalisse 10,9-10). Ho sbagliato! Ma... vedi? ora sono pura come te e posso vedere Dio, perché ho purificato il mio cuore, ho scontato il mio peccato, ho santificato il mio spirito, ho meritato il mio premio, ho conservato la fede, ho perfezionato la carità. Finalmente ho capito! Grazie, amore, che hai pregato per me e mi hai atteso fino ad ora!”.

Dirai: “Vieni, dammi la tua mano e andiamo verso la Luce, lodiamo insieme il Signore così: Sia benedetto Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua misericordia ci ha rigenerati mediante la sua vita, morte e risurrezione, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe e non scompare (Prima Lettera di Pietro 1,3). Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e perfette le tue vie, o Re delle genti! Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo. Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati (Libro dell’Apocalisse 15,3-4). A Te, che sei il Salvatore: lode, onore e gloria nei secoli dei secoli! Amen”.

 


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