TESTIMONIANZA DEL BEATO P. GABRIELE ALLEGRA

(1907-1976)

 

Padre Allegra, Giovanni Stefano Allegra, che da religioso si chiamerà frà Gabriele Maria, nasce a San Giovanni La Punta (Catania) il 26 dicembre 1907, primo di otto figli. I genitori sono contadini. Fin da bambino mostra una intelligenza e una memoria non comuni. La sua passione allo studio, poi, è sorprendente soprattutto in contrasto con la sua indole di ragazzo allegro e vivace. Studia dai francescani di Acireale e poi a Roma, nel Collegio internazionale dei Frati Minori, dove completa la sua formazione al sacerdozio e alla vita missionaria. Prende i voti nel 1929 e l'anno dopo è ordinato sacerdote. I superiori lo mandano in Cina, dove si applica con tanta determinazione e disciplina allo studio della lingua da essere in grado di predicare in cinese dopo solo quattro mesi. Lo sprona il desiderio, che nutre da anni, di tradurre in quella lingua l'intera Bibbia. Sarà questo l'obbiettivo fisso della sua vita di missionario. Lo realizzerà in pieno, lavorando prima da solo, poi con la collaborazione di esperti confratelli da lui guidati. Fonda a Pechino lo Studio Biblico Francescano, che sarà trasferito ad Hong Kong a seguito dell'invasione comunista. Dirige, oltre allo Studio Biblico, lo Studio Sociologico di Singapore, realizzato dal suo Ordine ma da lui ideato dopo un colloquio avuto in Italia con don Luigi Sturzo, e lo correda di una biblioteca che arriverà a contare quindicimila volumi. Tuttavia Padre Allegra non è solo uno studioso e un biblista sempre impegnato a tradurre in cinese i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. È anche un apostolo che predilige i lebbrosi, un predicatore innamorato della Madonna, un comunicatore che non trascura i rapporti con parenti, amici e uomini di scienza (come Teilhard de Chardin). Viene ogni tanto in Italia, visita gli altri Paesi europei, va in Palestina, in Egitto, in Giappone, in America. Tiene conferenze dappertutto, partecipa ad incontri ecumenici, riceve qualche incarico diplomatico. Ed è un divoratore di libri. Il molto lavoro lo fa cadere ammalato più di una volta, ma è un ascesso tonsillare a procurargli la morte il 26 gennaio 1976 a Hong Kong. Si sparge subito la voce che è morto un santo, eppure il suo nome non ha mai fatto notizia. Su L'Osservatore Romano del 6 febbraio Raimondo Manzini dopo aver ricordato l'opera portata a termine da Padre Allegra, che si era messo anima e corpo a lavorare per la traduzione della S. Scrittura sul testo greco, ebraico e siriaco, si chiede: “Quale scienziato, che avesse compiuto un simile monumento di cultura, sarebbe passato senza un'eco adeguata nell'informazione del giorno?”. Il 14 gennaio si apre il processo per la sua beatificazione. Il 15 dicembre 1994 il Papa Giovanni Paolo II riconosce l'eroicità delle sue virtù e lo dichiara 'venerabile'. Essendo stato approvato, in seguito, un miracolo attribuito alla sua intercessione, Gabriele M. Allegra è stato proclamato Beato nell'anno 2002.

 

Lettera a P. Fortunato Margiotti

suo confratello nell'Ordine dei Frati Minori

Hong Kong, 30 Luglio 1965

 

Ave Maria. Carissimo Fortunato, vorrei per un istante solo trovarmi a Roma per prendere le sue orecchie e tirargliele proprio forte forte come quando una volta si scioglievano le campane la mattina del Sabato Santo! Ma sa che il Poema dell'Uomo-Dio [oggi: L'Evangelo come mi è stato rivelato] mi ha distaccato dagli studi della Sacra Scrittura? E mi fa piangere e ridere di gioia e di amore. Ma non continuo! Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei hic est! Altro che Formgeschtemethode! Io sento in questo libro il Vangelo, o meglio il profumo inebriante del Vangelo. E sono superbo che tante - non tutte - tante ipotesi corrispondono a quelle che nella mia testa balzana mi ero fatto per coordinare la vita del Salvatore. Ma solo a voce potrei parlare di ciò. Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli. Spero che il solerte editore nell'ultimo volume vi aggiunga un bell'indice, almeno per i nomi propri. E ora, caro P. Margiotti, giacché mi sta facendo fare questo peccato di negligenza per il mio dovere, e giacché, quel ch'è peggio, io ho tutta la voglia di commetterlo per intero, stia all'erta e mi mandi gli altri volumi tutti, e se trovasse qualche schizzo biografico di Maria Valtorta me lo mandi pure, ché conoscere la testimone vuol dire tanto. E Norberto pagherà, paga per tanti altri miei capricci, dovrà per prepotenza pagare per il Poema dell'Uomo-Dio! Ora termino perché voglio tornare al quarto volume di esso [...] è irresistibile: Maestro benedetto, e che sarà quando lo vedremo? Se non mi converto questa volta ho bell'è visto: sono peggiore di Giuda! Mi ossequi il caro P. Alessio e gli altri confratelli. L'abbraccio fraternamente, dev.mo fr. Gabriele M. Allegra.

 

Allo stesso P. Margiotti, che gli ha procurato l'Autobiografia di Maria Valtorta

Hong Kong, 24 maggio 1969

Ave Maria. Carissimo P. Margiotti, la ringrazio per l'autobiografia di Maria Valtorta, che occupa assolutamente un posto a parte fra tutte le autobiografie dei santi e delle sante, che io ho letto; come quella di B. Cellini, si distingue tra tutte le altre opere consimili della nostra letteratura. Si legge con pena per quanto dice di sua madre, eppure parmi che sia stato questo martirio intimo, continuo, strozzante, cha ha preparato Maria Valtorta ai sublimi doni delle visioni e delle contemplazioni che poi ricevette, insomma che l'abbia preparata ad essere la portavoce del Signore Gesù. La lingua mi pare più varia e più vigorosa di quella del Poema dell'Uomo-Dio, che è pure così fresca e vivace. Insomma, caro P. Margiotti, credo che lei sia uno strumento del Signore per far conoscere quest'anima e il messaggio - oh! un messaggio così ampio, ampio quanto il Vangelo! - di quest'anima. Spero che gli editori continuino a pubblicare tutte le opere di quest'anima virile nella sua umiltà, un'anima che spesso fa pensare a santa Caterina da Siena. Di nuovo, caro P. Margiotti, la saluto e la prego di stare alle vedette se mai l'editore Pisani stampi qualche altra opera della Valtorta!!! Suo aff.mo in Cristo fr. Gabriele M. Allegra ofm.

 

Allo zio Mons. Gioacchino Guglielmino, parroco di San Giovanni la Punta (Catania)

Hong Kong, 5 agosto 1965

[...] Carissimo zio, ho terminato stamattina la lettura degli otto volumi di Maria Valtorta Il Poema dell'Uomo-Dio e le confesso che, nonostante i punti interrogativi che a volte sorgevano spontanei nella mia mente come teologo ed esegeta, certamente da strapazzo, ma pure devo dire la verità - quest'opera mi ha profondamente commosso. Certo produce in tutti, almeno questo, un desiderio più vivo di meditare il vangelo e fa crescere l'amore per il Verbo di Dio fatto libro, come diceva Origene. Siccome parecchi mi hanno chiesto cosa pensi di questo poema, sto almanaccando di stampare su qualche rivista - forse La Crociata del vangelo - una presentazione. Se la Santa Madre Chiesa dovesse sconfessare questo libro, perché si tratta di rivelazioni private, nessuno sarà più lieto di me di obbedire; ma se, come penso lascerà che esso corra per le mani dei fedeli, come le rivelazioni di Anna Caterina Emmerich o della Venerabile Agreda, io penso che farà un bene immenso. Mancano ancora due volumi: la storia della Passione e della Resurrezione. La lingua più che dignitosa è affascinante, e quando si parla della Madonna c'è una dolcezza e un vero incanto celeste.

Suo aff.mo nipote fr. Gabriele Maria

 

A P. Leonardo Anastasi di Acireale (Catania)

Gerusalemme, 4 aprile 1974

Reverendo e carissimo Padre Guardiano,

[...] C'è in convento un caro padre Missionario del Giappone che ha tradotto in spagnolo tutti i dieci volumi del Poema dell'Uomo-Dio e, quel ch'è più, è un biblista il quale sta studiando scientificamente la geografia dell'opera; ogni giorno quasi parliamo di quest'opera, per la quale lui vive, e mi pare che la traduzione spagnola, dato il numero di quanti parlano questa lingua - più di cento-milioni - debba fare un gran bene a un gran numero di anime. E siccome sono abituato a sognare, penso che se si potesse avere una versione in inglese, un'altra in russo e un'altra in arabo e un'ultima in cinese [...] sarebbe una grande vittoria contro Satana [...]

Suo dev.mo fr. Gabriele M. Allegra

 

Alla cugina Suor Leonia Murabito, clarissa, di Caltanissetta

Gerusalemme, Lunedì Santo 1974

Mia amata Sr. Leonia, [...] Vorrei scriverti, come tu desideri, tante cose su N.S. Viste da uno che vive nella sua terra, ma il tempo mi manca: o ritiri, o confessioni, mi impegnano seriamente. [...] Ma ti assicuro che il Poema dell'Uomo-Dio supera immensamente qualsiasi descrizione, non dico mia, ché io non so scrivere, ma di qualsiasi altro scrittore. Godo tanto nel constatare che quest'opera è amata dalle Povere dame di Caltanissetta e specialmente dalla mia sorella amatissima Sr. Leonia. Prega la Madonna che riesca a farla tradurre in inglese, russo e cinese. La versione spagnola è già finita [...] È un'opera che fa crescere nella cognizione e nell'amore del Signore Gesù e della sua Santa Madre. Ti abbraccio con tanto fraterno affetto e vi benedico tutte, aff.mo fr. Gabriele M.

 

Dal suo diario

Martedì e Mercoledì Santo, 9-10 aprile 1968, Macao

Il poema dell'Uomo-Dio di M. Valtorta è stato pubblicato come un romanzo, e spero che a tal titolo continui a ristamparsi e spesso nell'avvenire, ma non è un romanzo. È il complemento delle quattro tradizioni evangeliche e la spiegazione di esse. Questa spiegazione a volte cl sorprende, cl sembra cosi nuova, cosi vera e cosi energica che siamo tutti pronti a trascurarla. Si tratta di rivelazioni private! e poi fatte a una donna! E noi uomini, noi sacerdoti, sappiamo bene imitare in ciò gli Apostoli, che chiamarono delirio di femminette la visione che esse ebbero del Cristo Risorto. Certo S. Paolo nell'elenco dei testi della Resurrezione esclude le donne, ma i Vangeli danno invece ad esse una parte preponderante. Però tutti i sacerdoti in questo vogliono imitare S. Paolo! Ora il Poema dell'Uomo-Dio non merita davvero di essere negletto con quella superba sicurezza e con quel sussiego, che è la caratteristica di molti teologi moderni. Nella Chiesa c'è lo Spirito e ci sono quindi i carismi dello Spirito. Io penso che solo per un carisma dello Spirito Santo, solamente col suo aiuto una povera donna ammalata, di cultura biblica limitata, poté nello spazio di tre anni scrivere ventimila pagine che, stampate, equivalgono a dieci volumi: e quali pagine! E noto pure che certi discorsi del Signore, dei quali nei Vangeli è solo accennato l'argomento principale, sono sviluppati in quest'opera con una naturalezza, con una concatenazione di pensiero così logica, così spontanea, così aderente al tempo, al luogo, alle circostanze, che non ho trovato nei più famosi esegeti. Cito solo il discorso del Signore con Nicodemo e quello del Pane di vita. Ma gli esegeti, seguaci del Metodo della Storia delle forme, non si umilieranno mai (!) a dare uno sguardo a quest'opera, dove con una facilità meravigliosa vengono sciolti molti problemi e rifatti tanti discorsi dei quali purtroppo ci resta solo il tema. Insomma ritengo che quest'opera della Valtorta merita almeno quell'attenzione che i teologi prestarono alla Mistica Ciudad de Dios della Ven. Agreda, alle Rivelazioni della Ven. A. C. Emmerich e a quelle di S. Brigida. Nessuno mi potrà far credere che una povera inferma, solo in virtù del suo fervido sentimento religioso, abbia scritto il Poema, tanto più che i diversi quadri o scene della vita del Signore essa non li vide in ordine cronologico ma contro invece un tal ordine, sparse o rappresentatele confusamente per lo spazio di tre anni. Quale fu questo carisma, quali le sue dimensioni? Come lo strumento umano cooperò con esso? Cosa viene dallo Spirito attraverso la mente e il cuore di una pia cristiana, e cosa è frutto esclusivo della psiche della Valtorta? E perché Gesù, nella ipotesi di visioni soprannaturali, adopera il linguaggio di un teologo del secolo XX e non quello del suo tempo? Ha voluto forse insegnarci cosa si trovi nelle Sacre Scritture e come bisogna esprimerlo oggi? Tante questioni che meritano di essere studiate e meditate, prima di esporre ragionatamente come il Poema dell'Uomo-Dio non contraddica mai al Vangelo, ma lo completa mirabilmente e lo rende vivo e potente, tenero ed esigente. Determinata bene la natura del carisma dello Spirito e la realtà della sua azione in Maria Valtorta, quale atteggiamento deve assumere il cristiano leggendo queste mirabili pagine evangeliche? Mi pare che si imponga la stessa conclusione pratica per chi ha letto e studiato i documenti della Storia delle Apparizioni di Paray le Monial, Lourdes, Fatima, Siracusa... E con lo stesso grado di fede, e nella misura che Gesù Signore e la Chiesa lo desiderano, io ci credo.

 

Giovedì Santo 1968

Oltre alle pie donne che assistevano alla crocifissione del Signore sul Calvario, delle quali quattro son chiamate per nome, e parecchie altre son lasciate anonime, S. Luca parla pure di certi conoscenti di Gesù che assistevano alla sua morte stando un po' a distanza. Chi sono tali conoscenti? Si potrebbe pensare a Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo, Manhaen, Cusa (?), e altri familiari di questi personaggi di una ben alta condizione sociale. La Valtorta nel suo Poema dell'Uomo-Dio, senza porsi il problema, li individua nel gruppo di Pastori (dodici) e di alcuni discepoli. Essendo uomini, mentre il condannato veniva suppliziato, e il suppliziato rimaneva in vita, non si permise agli amici del reo di avvicinarsi. Sola alla Madre e alle pie donne che con Lei erano, il Centurione concesse di accostarsi alla Croce, e a Giovanni creduto figlio di Maria e fratello del condannato.

 

Venerdì Santo 1968, Macao

Secondo la Valtorta (Poema dell'Uomo-Dio) le cause fisiche precipue che cagionarono la morte di Gesù, furono: 1) il dissanguamento prima della crocifissione, che ebbe luogo durante l'Agonia del Getsemani, e la Flagellazione; 2) l'edema polmonare; 3) la febbre; 4) la tetania; 5) e specialissimamente la sofferenza spirituale sostenuta per l'abbandono del Padre. Durante quest'ineffabile incomprensibile prova dell'Uomo-Dio, egli sentì in qualche modo la separazione dal Padre suo come un dannato. Veramente divenuto il peccato personificato: Illum qui peccatum non noverat peccatum fecit! Redempti enim estis pretio magno! Durante la Passione e Morte del Signore, la Madre Addolorata compì il suo officio di novella Eva corredentrice, accettando di cuore la volontà del Padre, compassionando, come Lei sola poteva fare, il Figlio suo Gesù, perdonando pregando per noi uomini, suoi crocefissori

 

Sabato Santo 13 Aprile

Gesù morto, sino al momento quasi della di Lui resurrezione, Maria corredense con la sua desolazione. La desolazione della Dolorosa comprende un attacco diretto, personale di Lucifero, e poi tanti assalti indiretti contro la sua fede nella resurrezione e, anche per Lei, l'abbandono del Padre. In due lunghi capitoli la Valtorta descrive quello che ha visto e sentito durante la notte del Venerdì Santo, la giornata del Sabato e la notte del Sabato di Parasceve. Le parole scritte in greco, come era questa, le abbiamo traslitterate. Gli interi brani del Nuovo testamento scritti in greco li abbiamo sostituiti con la corrispondente versione italiana corrente. Quel poco che ho letto sulla Madre Addolorata su questo specifico argomento, rimane sulle generalità e non si può paragonare a queste pagine potenti e tenerissime di Maria Valtorta. Non mi posso per niente convincere che esse siano una semplice meditazione di una pia cristiana. No, quest'anima ha visto e ha sentito! Digitus Dei est hic!

 

25-26 Agosto

Il Poema dell'Uomo-Dio mi impressiona sempre più dal punto di vista letterario, esegetico, teologico. Letterariamente, non c'è bisogno di ricorrere a doni preternaturali: basta, a spiegare questo lavoro, l'intelligenza straordinaria della Valtorta e la sua acutissima sensibilità. Però anche su questo punto non bisogna dimenticare che la Scrittrice non seguì la sequenza cronologica della vita di Gesù, ma quella delle visoni che Gesù le mostrava. Circa l'esegesi della Valtorta ci sarebbe da scrivere un libro, qui mi limito a riaffermare che non trovo altre opere di insigni scritturisti che, come il Poema della Valtorta, completino e chiariscano così naturalmente, così spontaneamente, così vivacemente i Vangeli Canonici. Il questi si parla di folle, di miracoli a getto continuo, si hanno degli schemi dei discorsi del Signore. Nel Poema dell'Uomo-Dio, le folle si muovono, gridano, agiscono; i miracoli, direi, si vedono; i discorsi del Signore, anche i più difficili per la loro concisione, diventano di una chiarezza solare. E ciò che più mi fa meraviglia si è che la Valtorta non cade mai in errori teologici, ché al contrario rende i misteri rivelati più facili al lettore, trasponendoli in un linguaggio popolare e moderno [...] Chi legge quest'opera respira finalmente l'atmosfera del Vangelo, e quasi quasi diventa uno (sia pure un numero, ma sempre più fortunato degli esegeti bultmanniani!), diviene, dico, uno della folla che seguiva il Maestro. Doni di natura e doni mistici armoniosamente congiunti spiegano questo capolavoro della letteratura religiosa italiana, e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale [...] Che opera questo Poema! No, non è povera opera umana, c'è in esso il dito di Dio.

[...] Questa donna ammalata, col solo dono naturale di una penna facile sia pure coltivato dagli studi letterali medi, in meno di quattro anni scrive un'opera in dieci volumi, nella quale fa risuscitare l'ambiente religioso politico e culturale del primo secolo, e quel che più spaventa gli stessi specialisti, racconta per ordine - ma quest'ordine viene riconosciuto e stabilito dopo che le visioni son cessate - la vita di Cristo, completando i Vangeli senza mai contraddirli. A volte, è vero, sono rimasto e rimango ancora dubitoso sulla maniera di spiegare, di evolvere, di supplire al racconto evangelico, ma si tratta sempre di argomenti o nodi esegetici, che si prestano a diverse interpretazioni. Dopo i Vangeli, io non conosco un'altra vita di Gesù che si possa paragonare al Poema, come non conosco altre vite di S. Pietro o San Giovanni che rendano così vivi i caratteri dei due santi Apostoli. Cito questi due perché di essi nella Scrittura c'è qualcosa, mentre degli altri Apostoli si hanno quasi solo i nomi. Ora tutti i caratteri son sempre così ben delineati e così coerenti a se stessi, che ci si trova di fronte a un dilemma: o l'Autrice è un genio di stampo Sheakespeariano o Manzoniano, ovvero essa ha visto. Io opto, anzi sono costretto a scegliere, il secondo corno del dilemma. Quanto alla Mariologia di quest'Opera, poi, non conosco altri libri che ne possiedono una così avvincente e convincente, così soda e così semplice, così moderna e allo stesso tempo così antica, pur essendo aperta ai suoi futuri progressi. Anche, anzi soprattutto su questo punto, il Poema arricchisce la nostra conoscenza della Madonna, e irresistibilmente anche il nostro povero amore, la nostra languida devozione per Lei. Nel trattare il mistero della Compassione di Maria, pare a me che la Valtorta, per ampiezza, profondità e scandaglio psicologico del Cuore della vergine, superi perfino S. Bonaventura e San Bernardino. Poteva farlo senza aver supernaturalmente visto e sentito?

 

8 gennaio 1970

Mi piacerebbe veder tradotto in altre lingue il Poema dell'Uomo - Dio, perché son certo che molti per la lettura di esso crescerebbero nella cognizione e nell'amore di Gesù Signore. Affido questo mio desiderio a S. Chiara e a M. Lucia Mangano. Alcune 'Sante morti' descritte o accennate nel Poema: la morte di S. Giuseppe, di Alfeo marito di Maria la zia di Gesù, di Saul di Keriot, di Giona lex-pastore, di S. Giovanni Battista, di Lazzaro, di Abramo di Engaddi, di Giovanni di Endor, del Buon Ladrone, di S. Stefano... Veni, Domine Jesu! Nel suo tragico destino, una figura potente e commovente nel Poema, è Maria di Simone, la madre di Giuda, tanto amata da Gesù. Nessun poeta e drammaturgo ha mai pensato un profilo così robusto, così delicato e al tempo stesso così compassionevole, di quella sventurata e soave donna.

 

9 gennaio 1970

I grandi discorsi di Gesù nel Poema dell'Uomo-Dio sono inquadrati nell'ambiente e nelle circostanze, che ce li mostrano più spontanei e più naturali. I discorsi dell'Acqua Speciosa sono come la vera autentica spiegazione del Decalogo, il Discorso della Montagna è la magna carta del Regno dei Cieli, le parabole sparse lungo il libro e sempre ancorate a qualche circostanza che le ha fatte nascere e che aiuta a comprenderle sino in fondo, e i grandi discorsi di Gerusalemme, e le continue istruzioni date agli Apostoli, ai Discepoli, alle Discepole, fanno del Poema uno scrigno di tesori celesti. Notevole è la maniera onde Gesù spiega l'Antico Testamento, applicandolo sempre al presente, all'Era Messianica già in atto, e che si sta compiendo... Anche i discorsi degli Apostoli, specie quelli di Pietro e di Giovanni, sono come une eco del pensiero di Gesù... Non credo che sia saggio e giusto restare indifferenti davanti a tali tesori.

 

Gennaio-Febbraio 1970

Il Poema dell'Uomo-Dio contiene una serie di visioni, alle quali l'Autrice assiste, come se fosse una contemporanea, e perciò vede e sente quanto riguarda la vita di Gesù a cominciare dalla nascita di Maria, Ss.ma, avvenuta per grazia celeste nella vecchiaia di Anna e Gioacchino, sino alla Resurrezione e Ascensione del Signore, anzi sino all'Assunzione della Beata Vergine in Cielo. La veggente-ascoltatrice comincia di solito a descrivere il sito della scena che contempla, riporta il chiacchiericcio della folla e dei discepoli e poi, a seconda di quanto vede e ascolta, descrive i miracoli, riferisce i discorsi del Signore, ovvero i dialoghi dei presenti con Lui, o coi discepoli, o fra di loro. La rievocazione della vita di Gesù, dei tempi e dell'ambiente, nei suoi diversi aspetti: fisico, politico, sociale, familiare è fatta senza sforzo alcuno, l'Autrice riporta quello che ha visto e sentito; il suo stile non sente l'erudizione, che si nota anche nelle più famose vite di Gesù; è il resoconto di una teste oculare e auricolare. Se Maria di Magdala o Giovanna di Cusa, durante la loro vita, avessero potuto vedere quello che vide Maria Valtorta e l'avessero scritto, credo che la loro testimonianza non differirebbe molto da quella del Poema. La Valtorta osservava con tanta intensità il luogo e i personaggi delle sue visioni che chi è stato per ragioni di studio in Terra Santa e ha letto ripetutamente i Vangeli non fa uno sforzo eccessivo per ricostruire le scene. Che un romanziere e un drammaturgo di genio creino dei caratteri indimenticabili, lo si sapeva; ma dei tanti romanzieri o drammaturghi che si sono accostati al Vangelo per utilizzarlo nelle loro creazioni, io non ne conosco uno che ne abbia cavato tanta ricchezza e abbia abbozzato con tanta forza o tanta soavità - ometto per ora di Gesù e di Maria Vergine - le figure di Pietro, di Giovanni, di Maria Maddalena, di Lazzaro, di Giuda, specialmente di Giuda e della sua tragica e pietosa madre, Maria di Simone, e di tanti e tanti altri, come fa con la massima naturalezza e senza il minimo sforzo la Valtorta. Penso che non pochi lettori del Poema ben sovente si siano soffermati a riflettere e, come M. Vinicio allorché ascoltava la rievocazione della Passione del Signore fatta da S. Pietro all'Ostrianum, abbiano detto: costei ha visto. La cosa più impressionante, almeno per me, sono i discorsi dl Signore. Naturalmente ci sono tutti quelli che si trovano nei SS Vangeli, ma sviluppati, come pure sono stati sviluppati parecchi temi che nel Vangelo sono appena abbozzati o accennati. Inoltre sono riportati molti altri discorsi di cui nulla si dice nel Vangelo, ma che le circostanze indussero Gesù a pronunziare. Anche questi sono costruiti come i primi; è lo stesso Signore che parla, sia che adoperi lo stile parabolico - il Poema contiene una quarantina di parabole - sia quello esortativo o profetico, sia in ultimo quello sapienziale in uso presso i rabbini dell'epoca neo-testamentaria. Pertanto, oltre ai grandi discorsi di vangeli, come quello della montagna, quello della missione degli Apostoli, quello escatologico, quelli dell'ultima settimana e quelli dell'ultima Cena, nel Poema ce ne sono moltissimi altri che spiegano il Decalogo, le opere di misericordia corporali e spirituali, ovvero che costituiscono speciali istruzioni alle discepole, ai discepoli, a persone singole, a uditori misti di giudei e di gentili ... ed infine i discorsi sul Regno di Dio o più chiaramente sulla Chiesa, prima della Passione tenuti come un colloquio col fratello-cugino Giacomo sul Carmelo, e dopo la Resurrezione sviluppati parlando agli Apostoli e ai discepoli sul Tabor e su un altro monte della Galilea, il cui tema è indicato da san Luca con la semplice frase: loquens de regno Dei. A considerarne sommariamente la materia, si trova in essi tutta la Fede, la Vita, la Speranza cristiana. Il tono e lo stile non si smentisce mai, è sempre lo stesso: lucido, forte, profetico, a volte pieno di maestà, a volte riboccante di tenerezza. Arreco qualche esempio. Tutti sanno gli affanni dei più grandi esegeti per collocare e spiegare secondo il contesto vitale il colloquio con Nicodemo, il discorso sul Pane di vita, i discorsi teologico-polemici pronunziati a Gerusalemme: quanti sforzi e quanto diversi!. Nel Poema la loro concatenazione è spontanea, naturale, comecché fluisce logicamente dalle circostanze. Quello che si dice dei discorsi, vale per i miracoli. Nel Poema ce ne sono molti, che il Vangelo comprende con le frasi: e guariva e sanava tutti... come pure ci sono alcuni avvenimenti, cui né esegeti, né romanzieri, né apocrifi hanno pensato. Per esempio l'evangelizzazione della Giudea, accennata da san Giovanni (Gv 3,22) all'inizio del ministero di Gesù, il misericordioso apostolato del Signore in favore dei Samaritani, dei poveri, dei contadini di Doras e di Giocana, degli abitanti del quartiere dell'Ofel, i viaggi continui dell'instancabile Maestro per il territorio di tutte le dodici antiche tribù, e la congiura ordita, da alcuni in buona fede, in mala fede dai più, per proclamarlo re, onde distruggerlo più facilmente per mano romana, congiura cui Giovanni (6,14-15) accenna così sobriamente. E come dimenticare l'eroica fedeltà dei dodici pastori betlemiti, e la duplice prigionia di Giovanni Battista, e i convertiti del convertito Zaccheo, e quelle persone che Gesù salvò anche materialmente, come Sintica, Aurea Galla, Beniamino di Aenon; e le ultime voci profetiche del Popolo eletto: Sabea di Bethlechi, il samaritano lebbroso guarito, Saul di Kerioth; e le relazioni di Gesù con Gamaliele, con alcuni membri del sinedrio, con un gruppo di donne pagane che gravitano attorno a Claudia Procula, la moglie di Pilato; e la storia e la figura di Maria Maddalena, del fanciullo Marziam, dei singoli Apostoli il cui carattere si imprime indelebilmente nel cuore del lettore attento, specialmente il carattere di Pietro, Giovanni e Giuda e della sua pia e sventurata madre? E quanto non s'impara circa la situazione politica, religiosa, economica, sociale, familiare della Palestina nel primo secolo della nostra èra, anche dai discorsi dei più umili, anzi specialmente da questi, che l'Autrice, veggente e ascoltatrice, riporta! Direi che in questa opera il mondo palestinese del tempo di Gesù risusciti davanti ai nostri occhi; e gli elementi migliori e peggiori del carattere del popolo eletto - il popolo degli estremi e schivo di ogni mediocrità - balzino vivi dinanzi a noi. Il Poema ci si presenta come il completamento dei quattro Vangeli e una lunga spiegazione di essi; l'Autrice è l'illustratrice delle scene evangeliche. La spiegazione e il completamento sono giustificati in parte dalle parole di San Giovanni: molti altri prodigi fece Gesù dinanzi ai suoi discepoli, che non sono scritti nel presente libro (Gv 20,30); e: molte altre cose fece Gesù che se si dovessero scrivere una a una, penso che il mondo intero non potrebbe conte-nere i libri da scriversi (Gv 21,25). Completamento e spiegazione, ripeto, giustificati solo in parte o in principio, giacché dal punto di vista storico-teologico la rivelazione si è chiusa con gli Apostoli e tutto ciò che si aggiunge al deposito rivelato, anche se non lo contraddice ma felicemente lo completa, potrà al massimo essere il frutto di un carisma particolare, individuale, che obbliga alla fede colui che lo riceve e coloro che credono trattarsi di un vero carisma di più veri carismi, che nel caso nostro sarebbero quelli della rivelazione, della visione, del discorso della sapienza e del discorso della scienza (cfr. 1Cor 12, 8; 2 Cor 12,1...). Insomma la Chiesa non ha bisogno di questa opera per svolgere Ia sua missione salvatrice sino alla seconda venuta del Signore, come non aveva bisogno delle apparizioni della Madonna a La Salette, a Lourdes, a Fatima... Senonché la Chiesa può tacitamente o pubblicamente riconoscere che certe rivelazioni private possono giovare alla conoscenza e alla pratica del Vangelo e all'intelligenza dei suoi misteri, e quindi approvare in forma negativa, cioè dichiarando che le rivelazioni in parola non sono contrarie alla fede, e può ufficialmente ignorarle, lasciando ai suoi figli piena libertà di formarsi il proprio giudizio. ln forma negativa sono state approvate le rivelazioni di santa Brigida, di santa Matilde, di santa Gertrude, della Ven. D'Agreda, di san Giovanni Bosco e di molti altri santi e sante. Chi si mette a leggere con animo onesto e con impegno può ben vedere da sé l'immensa distanza che esiste tra Il Poema e gli Apocrifi del Nuovo Testamento, specialmente gli Apocrifi dell'infanzia e quelli dell'Assunzione, e può anche notare la distanza che c'è fra quest'opera e le Rivelazioni della ven. Emmerich, D'Agreda etc. Negli scritti di queste due visionarie è impossibile non sentire l'influsso di terze persone, influsso, invece, che mi pare si debba assolutamente escludere dal nostro Poema. Per convincersene basta fare il paragone tra la vasta e sicura dottrina teologica, biblica, geografica, storica, topografica... che si addensa in ogni pagina del Poema e la stessa materia o le stesse materie nelle opere summenzionate. Non parlo poi di opere letterarie, ché di quelle che coprono tutta la vita di Gesù, a cominciare dalla nascita all'Assunzione della Madonna, non ce ne sono, o almeno mi sono sconosciute. Ma anche se ci limitiamo all'intreccio delle più celebri, come: Ben Hur, La Tunica, Il grande pescatore, The silver chalice, The spear... questo non può affatto sostenere il paragone con l'intreccio naturale, spontaneo, sgorgante dal contesto degli eventi e dal carattere delle tante persone - una vera folla! - che forma la possente travatura del Poema. Ripeto: è un mondo che risuscita e l'Autrice lo domina come se possedesse il genio dello Shakespeare o del Manzoni. Però le opere di questi due grandi, quanti studi non richiesero, quante veglie, quante meditazioni! Maria Valtorta, invece, pur possedendo una intelligenza brillante, una memoria tenace e pronta, neppure terminò gli studi medi superiori, fu per anni e anni affitta da diverse malattie e confinata al letto, aveva pochi libri che stavano tutti in due palchetti del suo scaffale, non lesse alcuno dei grandi commentari della Bibbia, che avrebbero potuto giustificare o spiegare la sua sorprendente cultura scritturistica, ma si serviva della versione popolare della Bibbia del Tintori ofm; eppure scrisse i dieci volumi del Poema dal 1943 al 1947, in quattro anni! Tutti sanno quante ricerche abbiano fatto gli eruditi, specialmente ebrei, per disegnare le differenti carte della geografia politica della Palestina, dal tempo dei Maccabei sino all'insurrezione di Barcocheba; hanno dovuto compulsare per più di vent'anni un cumulo di documenti: il Talmud, G. Flavio, l'epigrafia, il folklore, gli antichi itinerari... eppure l'identificazione di parecchie località rimane ancora incerta; nel Poema, invece, quale che possa essere il giudizio che si dà della sua origine, non vi è alcuna incertezza (almeno per quattro cinque casi, i recenti studi danno ragione alle identificazioni in esso supposte, e il numero penso che crescerebbe se qualche specialista volesse studiare a fondo questa questione). L'Autrice vede il biforcarsi delle strade, i cippi miliari che ne indicano la direzione, le diverse colture a seconda della diversa qualità del terreno, i tanti ponti romani gettati su diversi fiumi o torrenti, le sorgenti vive in certe stagioni e disseccate in altre, essa nota la differenza della pronunzia fra i diversi abitanti delle diverse regioni della Palestina e un cumulo di altre cose che rendono perplesso o almeno pensoso il lettore. Una serie di visioni, nelle quali il mistero della nascita di Gesù, della sua agonia, della sua passione e della sua resurrezione vien descritto con parole e immagini celesti, con un eloquio angelico, mentre d'altra parte tanta luce si proietta sul mistero di Giuda, sul tentativo di proclamare re Gesù, sui due fratelli-cugini che non credevano in Lui, sull'impressione da Lui destata nei Gentili, sul suo amore per i lebbrosi, i poveri, i vecchi, i bambini, i Samaritani e specialmente sul suo amore cosi ardente, soave e delicato per l'Immacolata sua Madre. E chi, dal punto di vista non solo umano, ma specialmente teologico, può rimanere indifferente leggendo i due capitoli sulla desolazione della Ss.ma Madre dopo la tragedia del Calvario, che ci rivelano come la Corredentriçe sia stata tentata da Satana come era stato tentato il suo Figlio Redentore? Si paragoni la sublime teologia di questi due capitoli con quella dei tanti Planctus dell'Addolorata. Oggi sulla storicità del Vangelo dell'lnfanzia e sui racconti della Resurrezione gli esegeti, anche cattolici, si prendono le più strane e audaci libertà, come se con la ''Formgeschichte'' e con la Redaktionsgeschichte Methode' si sia trovato il toccasana per tutte le difficoltà, che non furono ignote ai Padri della Chiesa. Veramente, per parlare solo di alcuni recenti esegeti, Fouard, Sepp, Fillion, Lagrange, Ricciotti... su questi punti difficili dissero la loro parola equilibrata e luminosa, ma oggi altri sono i maestri, che anche i nostri seguono con tanta fiducia. Ebbene, per tornare a noi, io invito i lettori del Poema a leggere le pagine consacrate alla resurrezione, alla ricostruzione degli eventi del giorno di Pasqua, e constateranno come tutto vi è armoniosamente legato, cosi come si sforzarono di fare, ma senza riuscirci pienamente, tanti esegeti che seguivano il metodo critico-storico-teologico, i quali non turbavano ma allietavano il cuore dei fedeli e ne rafforzavano la fede! Ma c'è un'altra sorpresa: questa donna del secolo ventesimo, che, confinata sul letto di dolore, è divenuta la fortunata contemporanea e seguace di Cristo, all'infuori di certi momenti da lei diligentemente notati, quando cioè gli Apostoli e Gesù pregavano in ebraico o aramaico, li sente parlare in italiano, ma in un italiano aramaizzante. Inoltre il Signore, la Madonna, gli Apostoli, anche quando trattano di argomenti trattati nel Nuovo Testamento, adoperano il linguaggio teologico di oggi, cioè il linguaggio iniziato: dal primo grande teologo san Paolo e arricchitosi attraverso tanti secoli di riflessione e di meditazione e diventato preciso, chiaro, insostituibile. C'è dunque nel Poema una trasposizione, una traduzione della buona novella annunziata da Gesù nella lingua della sua Chiesa di oggi, trasposizione voluta da Lui, giacché la veggente era priva di qualsiasi formazione teologica tecnica: e questo, penso, per farci comprendere che il messaggio evangelico annunziato oggi, dalla sua Chiesa di oggi, con la lingua di oggi, è sostanzialmente identico alla sua predicazione di venti secoli fa. Un libro di grande mole, composto in circostanze eccezionali e relativamente brevissimo: ecco un aspetto del fenomeno valtortiano. L'Autrice confessa ripetutamente che lei è solo un portavoce, un fonografo, una che scrive quello che vede e sente mentre sta “crocifissa a letto". Quindi, secondo lei, il Poema non è suo, non le appartiene; le è stato rivelato, mostrato, essa altro non ha fatto che descrivere quello che ha visto, riferire quello che ha sentito, pur partecipando con tutto il suo cuore di donna e di devota cristiana alle visioni. Da questa sua intima partecipazione nasce l'antipatia che sente per Giuda, e al contrario l'affetto intenso che sente per Giovanni, per la Maddalena, per Sintica... e non parlo del Signore Gesù o della Madonna Santissima, verso i quali a volte effonde il suo cuore e il suo amore con parole di un lirismo appassionato, degno delle più grandi mistiche della Chiesa. Nei dialoghi e nei discorsi che formano l'ossatura dell'opera c'è, accanto a una inimitabile spontaneità (dialoghi), qualcosa di antico e a volte di ieratico (discorsi), si sente insomma la traduzione ottima di una parlata aramaica, o ebraica, in un italiano vigoroso, polimorfo, robusto. È ancora da notarsi che nella struttura di questi discorsi Gesù, o si muove nella scia dei grandi Profeti, ovvero si accorda al metodo dei grandi rabbini che spiegavano il Vecchio Testamento applicandolo alle circostanze contemporanee; si ricordi il Pesher di Habacuc trovato a Qumran e si confronti, passi la parola, col 'pesher' che ce ne dà Gesù. Si paragonino pure altre spiegazioni che il Signore dà di altri passi del Vecchio Testamento, e per i quali possediamo in tutto o in parte i commentari dei Rabbi del 3° o 4° secolo d. C., ma che evidentemente seguono uno stile tradizionale di composizione molto più antico e probabilmente contemporaneo a Gesù, e si constaterà, accanto a una somiglianza esterna di forma, una tale superiorità quanto al fondo, alla sostanza, che comprendiamo finalmente appieno perché la folla diceva: nessuno ha parlato come quest'uomo. Io ritengo che l'Opera esiga una origine soprannaturale, penso che essa sia il prodotto di uno o più carismi e che essa va studiata alla luce della dottrina dei carismi, pur giovandosi dei contributi dei recenti studi di psicologia e scienze umane, che certo non potevano essere conosciute dagli antichi teologi, come il Torquemada, il Lanspergius, lo Scaramelli etc. È proprio dei carismi che essi vengano elargiti dallo Spirito di Gesù per il bene della Chiesa, per l'edificazione del Corpo di Cristo; e io non vedo come si possa ragionevolmente negare che il Poema edifichi e diletti i figli della Chiesa. Senza dubbio la carità è la via più eccellente (1Cor 13,1); è pure risaputo che alcuni carismi,che abbondavano nella Chiesa primitiva, si sono in seguito rarefatti, ma è del pari certo che essi non si sono mai estinti del tutto. La Chiesa attraverso i secoli deve perciò continuare a saggiare se essi provengono dallo Spirito di Gesù ovvero sono un camuffamento dello spirito delle tenebre, travestitosi in angelo di luce: probate spiritus si ex Deo sint! (1Gv 4,1). Ora, senza prevenire il giudizio della Chiesa, che sin da questo momento accetto con sottomissione assoluta, mi permetto di affermare che, essendo per il discernimento degli spiriti principale criterio la parola del Signore: ex fructibus eorum cognoscetis..., e producendo il Poema buoni frutti in un numero sempre crescente di lettori, io penso che esso venga dallo Spirito di Gesù.


(dal volume: Pro e contro Maria Valtorta)


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